Giovanni Zannola
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Quello che sta accadendo in Iran è, allo stesso tempo, doloroso e necessario. È doloroso per il prezzo altissimo che il popolo iraniano sta pagando: morti nelle strade, arresti arbitrari, […]

Le proteste in Iran sono una lotta di libertà, non un pretesto per fare “affari”

Gennaio 14, 2026 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Quello che sta accadendo in Iran è, allo stesso tempo, doloroso e necessario. È doloroso per il prezzo altissimo che il popolo iraniano sta pagando: morti nelle strade, arresti arbitrari, condanne esemplari, una repressione che prova a spegnere ogni voce di dissenso. Un Paese messo a tacere anche attraverso l’oscuramento di internet, nel tentativo di impedire al mondo di vedere, raccontare e comprendere ciò che sta accadendo.

Ed è necessario perché questa rivolta nasce da una spinta autentica, popolare e profonda. Nasce da una domanda di libertà che non può più essere rimandata, compressa o cancellata con la forza.

La protesta in corso è una ribellione contro una dittatura religiosa che ha fatto del controllo il proprio strumento di governo: controllo dei corpi, delle vite, dei comportamenti, delle scelte individuali. Una dittatura che usa la violenza per mantenere il dominio e che risponde alle richieste di diritti con la repressione.

Ma la rivolta iraniana non è soltanto politica. È anche il risultato di condizioni materiali diventate insostenibili. Un’inflazione fuori controllo, stipendi che non permettono di vivere, povertà diffusa, un futuro sistematicamente negato soprattutto alle nuove generazioni.
Quando manca il pane, la libertà smette di essere un concetto astratto: diventa una necessità vitale.

Io sto dalla parte dei popoli che scelgono di ribellarsi in modo pacifico. Sto dalla parte di chi scende in piazza per reclamare diritti, per uscire da una dittatura e provare a costruire una democrazia.
Sto, senza ambiguità, dalla parte del popolo iraniano.

Allo stesso tempo, però, credo sia necessario mantenere uno sguardo lucido.
Le rivoluzioni si tradiscono quando diventano terreno di conquista per altri poteri.
Quando una protesta giusta viene piegata a fini geopolitici, utilizzata per ridisegnare equilibri internazionali o per mettere le mani su risorse strategiche che fanno gola a molti, come petrolio, gas e influenza.

Per questo non sto dalla parte di chi finanzia, arma o manovra le rivolte per i propri interessi.
Non sto dalla parte degli Stati Uniti quando minacciano interventi militari, né del cinismo di Donald Trump e dei suoi giochi di potere costruiti sulla pelle di un popolo oppresso.

E non mi convince nemmeno chi, come Reza Pahlavi, tenta di usare questa rivolta per legittimare un ritorno al passato con il favore delle potenze occidentali. Forzare quella direzione rischia di svuotare di senso una mobilitazione che nasce dal basso, che parla un linguaggio nuovo e che non chiede padroni né tutori.

Sostenere un popolo che lotta per la propria autodeterminazione è giusto.
Usarlo per altri fini è meschino.

La libertà dell’Iran non può essere concessa da nessuno.
Può nascere solo dal popolo iraniano.

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Il 29 dicembre è stato approvato il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030.Un passaggio importante, atteso da tempo, che arriva dopo anni in cui il disagio psicologico […]

Salute mentale. Approvato il Piano Nazionale 2025–2030: una nuova visione per la cura e la prevenzione

Gennaio 5, 2026 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Il 29 dicembre è stato approvato il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030.
Un passaggio importante, atteso da tempo, che arriva dopo anni in cui il disagio psicologico è cresciuto sotto gli occhi di tutte e tutti, in modo evidente soprattutto tra giovani, famiglie e persone più fragili.

Per troppo tempo la salute mentale è rimasta ai margini delle politiche pubbliche, affrontata spesso solo in chiave emergenziale. Questo Piano prova finalmente a cambiare prospettiva, aggiornando un impianto che non veniva rivisto da oltre dieci anni e introducendo una visione bio-psico-sociale, più aderente alla complessità delle vite reali.

Il rafforzamento dell’assistenza territoriale e la centralità della persona sono elementi qualificanti del nuovo PANSM. Non si parla solo di cura, ma anche di prevenzione, di continuità dei percorsi, di inclusione sociale e di contrasto allo stigma che ancora oggi accompagna il disagio psicologico.

Tra le novità più rilevanti c’è l’istituzione della Psicologia di Assistenza Primaria, collocata nei Distretti sanitari e nelle Case della Comunità, con l’obiettivo di rendere l’aiuto psicologico più accessibile, vicino, precoce. Un cambio di paradigma che può ridurre la distanza tra le persone e i servizi, evitare la cronicizzazione del disagio e favorire una presa in carico integrata.
Allo stesso tempo, viene riconosciuto in modo strutturale il ruolo dello psicologo nei consultori, soprattutto nel lavoro con minori e famiglie, e viene valorizzata la formazione pubblica attraverso l’inserimento delle scuole di specializzazione.

Lo dico da persona che sta facendo un percorso di psicoterapia.
Lo dico da politico.
Ma lo dico soprattutto da psicologo: questo Piano può rappresentare una svolta reale.

Detto questo, è giusto essere chiari. Un Piano, da solo, non basta.
La differenza la faranno l’attuazione concreta, le risorse stanziate, il numero adeguato di professionisti sul territorio, la volontà politica di considerare la salute mentale un diritto universale, non un privilegio per pochi.

Questa è una possibilità aperta.
Ora servono scelte coerenti e investimenti veri.

Perché la salute mentale non è una questione individuale.
È, prima di tutto, una questione di giustizia sociale.

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Nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare su larga scala contro il Venezuela. Il presidente Donald Trump ha annunciato attraverso i suoi canali ufficiali che forze statunitensi hanno […]

Trump “uomo di pace” bombarda il Venezuela e cattura il presidente Maduro e sua moglie

Gennaio 3, 2026 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare su larga scala contro il Venezuela. Il presidente Donald Trump ha annunciato attraverso i suoi canali ufficiali che forze statunitensi hanno colpito obiettivi nel territorio venezuelano e che il presidente Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sarebbero stati catturati e portati fuori dal Paese.

Al di là di ogni giudizio politico sul governo venezuelano, un punto deve essere affermato con chiarezza: colpire uno Stato sovrano con bombardamenti e raid militari rappresenta una violazione grave del diritto internazionale. Non esistono giustificazioni accettabili che possano rendere legittima un’azione di questo tipo.

La guerra non è uno strumento di politica estera. È il fallimento della politica.

Dietro questa escalation militare è difficile non intravedere interessi economici enormi. Il Venezuela possiede le più vaste riserve petrolifere del mondo e il controllo di queste risorse è da sempre un nodo strategico che condiziona equilibri geopolitici e relazioni di potere. La motivazione ufficiale evocata da Trump, la cosiddetta “guerra al narcotraffico”, appare sempre più come un mero alibi per destabilizzare l’area.

L’obiettivo reale sembra essere un cambio di regime. Il sostegno a María Corina Machado, favorevole alla privatizzazione del settore energetico, va letto in questa direzione: creare le condizioni politiche per consentire alle compagnie statunitensi di accedere direttamente alle immense riserve venezuelane, trasformando il petrolio in una leva di profitto e di controllo strategico. Attaccare il Venezuela rischia così di servire a imporre un governo allineato agli interessi statunitensi.

Ogni volta che una grande potenza sceglie la forza al posto della diplomazia, si indebolisce l’idea stessa di ordine internazionale. Si torna a una logica di dominio, dove il diritto viene piegato agli interessi del più forte e la sovranità dei popoli diventa negoziabile.

Di fronte a tutto questo, l’Europa non può restare spettatrice. Deve affermarsi come soggetto politico autorevole, parlare con una sola voce, condannare ogni violazione della sovranità e lavorare con determinazione per soluzioni diplomatiche e pacifiche. Il silenzio o l’ambiguità non sono neutralità: sono corresponsabilità.

Il mio pensiero va prima di tutto ai civili, che come sempre pagano il prezzo più alto di queste scelte: vite spezzate, città colpite, famiglie travolte dalla violenza.

La pace non è un’opzione. È un dovere morale.
E allora la domanda resta, inevitabile: se la guerra diventa uno strumento ordinario della politica internazionale, che differenza c’è tra Putin, Netanyahu e Trump?

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Parlare oggi della Metro D della metropolitana di Roma non significa inseguire un’idea irrealizzabile, ma raccontare con chiarezza la direzione che questa amministrazione ha scelto per il futuro della città. […]

La Metro D non è un’utopia: è una scelta di democrazia urbana

Dicembre 30, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Parlare oggi della Metro D della metropolitana di Roma non significa inseguire un’idea irrealizzabile, ma raccontare con chiarezza la direzione che questa amministrazione ha scelto per il futuro della città. Una direzione che mette il trasporto pubblico al centro come strumento reale di equità, accessibilità e sostenibilità.

La Linea D è parte integrante della cura del ferro, una strategia che non si è mai fermata e che in questi anni ha già prodotto risultati concreti: nuove stazioni, nuovi treni, più chilometri di rete, più persone che possono muoversi senza dipendere dall’auto privata. È dentro questo disegno che si colloca la quarta linea della metropolitana: un’infrastruttura pensata per allargare l’area della città realmente accessibile, collegare quartieri oggi penalizzati e ridurre le distanze sociali prima ancora che quelle geografiche.

Il tracciato definito collega il quadrante nord-est con il centro storico, Trastevere e l’Eur, attraversando zone densamente abitate e oggi poco servite dal ferro. Ventisette stazioni per oltre trenta chilometri di linea, con interscambi strategici con le linee A, B/B1 e C: una scelta che non risponde a un’astrazione tecnica, ma a un principio politico preciso. Rendere il trasporto pubblico un diritto, non un privilegio.

Quando diciamo che la mobilità è un fatto democratico, intendiamo questo: dare a più persone la possibilità di raggiungere lavoro, studio, servizi e relazioni in tempi certi, in modo sostenibile e sicuro. La Linea D nasce con questo obiettivo e si affianca al completamento della Metro C, ai prolungamenti delle linee esistenti, agli investimenti sulla rete ferroviaria urbana. Non è un progetto isolato, ma un tassello fondamentale di un disegno più ampio.

Sappiamo che realizzare grandi infrastrutture a Roma richiede tempo, serietà e programmazione. Proprio per questo oggi è fondamentale mettere a terra le scelte, aggiornare i progetti, definire i tracciati, costruire le condizioni perché nei prossimi anni i cantieri possano partire. Governare significa assumersi questa responsabilità, anche quando i risultati non sono immediati.

La Linea D non è una promessa astratta né un esercizio di immaginazione. È la conferma di una visione di città che investe sul trasporto pubblico come leva di giustizia sociale e ambientale. Una Roma che sceglie il ferro per essere più connessa, più vivibile e più uguale.

La cura del ferro continua. E con essa continua il lavoro per una mobilità davvero al servizio di tutte e tutti.

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Sono stati giorni intensi, lunghi, a tratti faticosi. Giorni di lavoro serrato in Aula e nelle Commissioni, dedicati a una manovra di bilancio che non è fatta di numeri astratti, […]

Approvato il Bilancio di Roma Capitale: investimenti concreti per diritti, servizi e qualità urbana

Dicembre 23, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Sono stati giorni intensi, lunghi, a tratti faticosi. Giorni di lavoro serrato in Aula e nelle Commissioni, dedicati a una manovra di bilancio che non è fatta di numeri astratti, ma di scelte politiche che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone e sul futuro di Roma Capitale.

Abbiamo approvato il bilancio nei tempi previsti, assumendoci una responsabilità importante: garantire stabilità, continuità amministrativa e la possibilità di programmare con serietà il futuro della città. Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto in un contesto segnato dalla progressiva riduzione delle risorse da parte del Governo, come dimostra il taglio di 50 milioni di euro sulla Metro C. Nonostante questo, abbiamo scelto di dare un’anima alle scelte finanziarie.

Questo bilancio ha una chiara vocazione sociale. Mettere al centro le persone non è uno slogan: significa lavorare per dimezzare le liste di attesa per l’assistenza alle persone più fragili, rafforzare i servizi sociali, investire sul diritto alla casa, ridurre le disuguaglianze e ricucire una città che troppo spesso rischia di lasciare indietro chi è in maggiore difficoltà.

Accanto alla dimensione sociale, il bilancio conferma una forte attenzione agli investimenti infrastrutturali e alla qualità urbana. Parliamo di manutenzione straordinaria delle linee metropolitane, rafforzamento del ciclo dei rifiuti, cura del verde e del decoro urbano: scelte strutturali che guardano in modo concreto al futuro di Roma e dei suoi territori.

Per il Municipio X sono previsti interventi importanti e attesi: 10 milioni di euro tra il 2026 e il 2027 per la riqualificazione del Parco della Madonnetta e 5 milioni di euro nel 2026 per la sistemazione delle aree demaniali di Castel Porziano. Due interventi strategici che parlano di tutela ambientale, spazi pubblici e qualità della vita.

Continuiamo inoltre a investire sulle infrastrutture della mobilità e sull’attenzione alle nuove generazioni, con il rafforzamento delle politiche giovanili nei Municipi. Scelte che disegnano una città più giusta, più moderna e più vivibile.

Il voto favorevole arrivato anche oltre i confini della maggioranza è un segnale politico chiaro: il progetto di governo della città è riconosciuto e condiviso. È un risultato che nasce dal lavoro collettivo, dalla serietà e dalla visione portata avanti in questi anni dal Sindaco Roberto Gualtieri, dalla Giunta, dagli uffici capitolini e da tutte e tutti i consiglieri che hanno lavorato senza sosta in Commissione e in Aula.

Questo bilancio non è un punto di arrivo, ma uno strumento.
Uno strumento per continuare a trasformare Roma, renderla più equa, più solidale e all’altezza delle sfide che abbiamo davanti.

Ora si va avanti, con ancora più responsabilità.

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Le aree di sosta dedicate per bici e monopattini in sharing nel centro di Roma rappresentano una novità importante, perché rispondono a un’esigenza che nel tempo è emersa con sempre […]

Aree di sosta dedicate per la sharing mobility: un passo avanti per l’accessibilità a Roma

Dicembre 22, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Le aree di sosta dedicate per bici e monopattini in sharing nel centro di Roma rappresentano una novità importante, perché rispondono a un’esigenza che nel tempo è emersa con sempre maggiore chiarezza. La diffusione della mobilità in sharing ha portato benefici evidenti in termini di sostenibilità e alternative all’auto privata, ma ha anche reso necessario un intervento di regolamentazione, soprattutto sul tema della sosta.

Di questa necessità si è discusso più volte nel corso delle audizioni, nel confronto istituzionale e attraverso un costante lavoro di ascolto delle associazioni e dei territori. Le criticità legate alla sosta incontrollata di bici e monopattini sono state evidenti e ripetute, e non potevano più essere ignorate.

Era chiaro che la mobilità in sharing, per funzionare davvero in modo efficace e ordinato, avesse bisogno di regole più precise. Regolamentare, però, non significa ostacolare l’innovazione, ma al contrario creare le condizioni perché i servizi possano funzionare meglio, integrandosi correttamente nello spazio urbano.
Gli stalli dedicati vanno esattamente in questa direzione: rendono il servizio più efficiente e, allo stesso tempo, liberano i marciapiedi, migliorando la fruibilità degli spazi pubblici.

I primi stalli sono già stati realizzati a Trastevere, in via San Michele e via del Porto, e saranno progressivamente estesi ad altre aree del centro storico, tra cui lungotevere Porto di Ripa Grande, Salita della Lungara e le piazze di Santa Cecilia e San Cosimato. Le postazioni sono chiaramente riconoscibili grazie a segnaletica verticale e orizzontale che ne indica l’utilizzo esclusivo per bici e monopattini in sharing.

Nelle prossime settimane gli interventi interesseranno in modo particolare il quadrante Prati–Trionfale–Borgo Pio, uno dei più delicati della città per la sua vicinanza al Vaticano e per l’elevata presenza di flussi turistici e commerciali. Qui sono previsti due stalli in piazza Cavour, all’angolo con via Crescenzio e via Dionigi, oltre a una nuova area di sosta in via Angelo Emo, all’incrocio con via Vittor Pisani. In un contesto già interessato da pedonalizzazioni e riqualificazioni urbane, l’obiettivo è evitare che i mezzi in sharing occupino impropriamente marciapiedi e spazi pedonali.

Successivamente gli stalli verranno attivati anche nel quartiere Della Vittoria, con nuove postazioni in viale Giuseppe Mazzini, lungo la Circonvallazione Clodia e in via Monte Santo, per poi estendersi alle piazze Beinsizza, Monte Grappa e delle Cinque Giornate.

Entro gennaio è inoltre prevista l’installazione di stalli in via Alessandro Torlonia, accanto all’omonima villa nel II Municipio, completando così un primo quadro di interventi che dal centro storico si estende progressivamente ad altri quadranti della città.

Monopattini abbandonati in Piazza del Popolo

Negli ultimi anni la sosta selvaggia ha avuto un impatto concreto sulla vita quotidiana di molte persone, colpendo in modo particolare chi si trova in una condizione di maggiore fragilità. Persone con disabilità visiva, persone anziane, genitori con passeggini e chi utilizza la sedia a ruote hanno spesso dovuto fare i conti con marciapiedi ostruiti e percorsi resi difficili o pericolosi.
Si tratta di una questione che riguarda direttamente l’accessibilità e il diritto di tutte e tutti a muoversi in sicurezza.

L’introduzione delle aree di sosta dedicate dimostra che governare la mobilità significa tenere insieme sostenibilità, qualità dello spazio urbano e diritti delle persone.
È questa la direzione necessaria per costruire una città più accessibile, più sicura e capace di mettere davvero al centro chi la vive ogni giorno.

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