Giovanni Zannola
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La manifestazione per una mobilità nuova, equa e rispettosa ha lasciato dietro di sé un messaggio potente e inequivocabile: Roma deve cambiare passo.Da Parco Schuster al Ponte della Musica, una […]

Riequilibrare la mobilità: Roma vuole essere veloce, sostenibile e inclusiva

Ottobre 15, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

La manifestazione per una mobilità nuova, equa e rispettosa ha lasciato dietro di sé un messaggio potente e inequivocabile: Roma deve cambiare passo.
Da Parco Schuster al Ponte della Musica, una lunga pedalata ha raccontato un’idea diversa di città, più libera, più sicura, più umana.

La mobilità sostenibile non è solo una scelta ambientale, ma una questione di sicurezza, salute pubblica ed equità sociale.
I numeri degli incidenti stradali a Roma parlano da soli: servono investimenti decisi e continui per proteggere le persone e rendere la città più vivibile.

Limitare l’uso dell’auto privata non è un’eresia, ma un atto di responsabilità verso Roma e verso chi la abita ogni giorno.
Non si tratta di togliere libertà, ma di restituirla:
a chi resta bloccato nel traffico,
a chi non possiede un’auto,
a chi cammina o pedala su strade che troppo spesso non sono pensate per le persone.

Le strade di Roma sono ancora dominate dalle automobili, e questo è sotto gli occhi di tutti.
Per questo, come amministrazione, ci stiamo assumendo la responsabilità di cambiare davvero, investendo in infrastrutture che riducono traffico e inquinamento e offrendo modalità di spostamento moderne, sicure e accessibili.

Piste ciclabili, percorsi pedonali, tram, autobus, sistemi di sharing integrati: strumenti diversi, ma parte della stessa visione.
Una mobilità che funzioni per tutte e per tutti, che ridia equilibrio allo spazio pubblico e metta le persone al centro.

Non è una battaglia contro le auto.
È un impegno per una città che respiri, che si muova meglio, che sia più giusta e più moderna.
Un cambiamento che, però, deve andare di pari passo con un trasporto pubblico più efficiente e competitivo, capace di offrire a tutti un’alternativa reale.

Le scelte devono essere condivise, costruite insieme ai cittadini e ai territori, ma la direzione è tracciata e non possiamo continuare a rimandare per paura delle resistenze del momento.

Il futuro di Roma passa anche da qui:
da una mobilità che non divida, ma unisca.

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Sabato 4 ottobre, nel quartiere Esquilino, Roma ha rivissuto una delle sue pagine peggiori.Un gruppo di circa trenta persone, armate di caschi, bastoni e spranghe, ha fatto irruzione nel Bar […]

Non è disagio abitativo, è fascismo!

Ottobre 15, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Sabato 4 ottobre, nel quartiere Esquilino, Roma ha rivissuto una delle sue pagine peggiori.
Un gruppo di circa trenta persone, armate di caschi, bastoni e spranghe, ha fatto irruzione nel Bar allo Statuto, aggredendo alcuni manifestanti pro-Palestina di ritorno dal corteo. Cori fascisti, violenza, panico tra famiglie e passanti. Tutto questo a due passi dal palazzo occupato da CasaPound.

Un episodio grave, ma purtroppo non isolato. È il frutto di anni in cui un movimento neofascista come CasaPound ha potuto agire indisturbato, alimentando odio e violenza nel cuore della Capitale. Quel palazzo di via Napoleone III non è, come qualcuno prova ancora a raccontare, un simbolo di disagio abitativo.
È una sede illegale di un gruppo che si richiama apertamente al fascismo, che diffonde odio e che sabato sera ha mostrato, ancora una volta, la sua vera natura.

E mentre Roma assiste all’ennesima aggressione, il governo resta a guardare.
Un governo che definire “amico” di certi ambienti non è un’esagerazione, ma una constatazione: da anni promette lo sgombero di CasaPound, ma continua a rinviare, temporeggiare, trovare scuse. Il ministro Piantedosi ha dichiarato che “il momento dello sgombero si sta avvicinando”. Lo aveva detto anche mesi fa. Intanto, il palazzo resta occupato, e i suoi occupanti continuano a fare propaganda e violenza impunemente.

Io questa vicenda la conosco bene.
La richiesta di sgomberare CasaPound fu il mio primo atto da consigliere capitolino, nel 2019: una mozione a mia prima firma, approvata in Aula, che all’epoca mi costò insulti, minacce e diffamazioni, ma che rivendico con orgoglio.
Perché l’antifascismo non è un ricordo del passato: è un valore fondante della nostra città, scritto nella sua storia e nella sua Costituzione.

Oggi, di fronte a episodi come quello dell’Esquilino, la destra prova a coprire le proprie responsabilità con il solito copione del vittimismo. Si presenta come bersaglio, mentre da anni alimenta rancore, divisione e paura.
Ma i fatti parlano chiaro: CasaPound non è folklore, non è una “voce di protesta”, non è un problema sociale da normalizzare. È un pericolo reale.

Servono più coraggio e responsabilità.
Perché combattere il fascismo non è un’opzione: è un dovere politico, civile e morale.
E su questo non ci possono essere deroghe.

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Domenica mattina, a Ostia, sfidando le previsioni meteo, siamo tornati in piazza per la Palestina.Un corteo vivo, partecipato, pieno di volti e storie. Tra loro, molte compagne e compagni di […]

La forza della solidarietà: Roma scende in piazza per la Palestina

Ottobre 7, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Domenica mattina, a Ostia, sfidando le previsioni meteo, siamo tornati in piazza per la Palestina.
Un corteo vivo, partecipato, pieno di volti e storie. Tra loro, molte compagne e compagni di sempre — persone con cui, fin dai tempi del liceo, ho imparato una lezione che non smette mai di essere attuale: l’indifferenza è il terreno fertile in cui prospera l’ingiustizia.

Ritrovarli ancora una volta accanto alla sofferenza del popolo palestinese è stato un momento di profonda condivisione e di memoria collettiva.

La mobilitazione di Ostia si inserisce in un’onda lunga che in questi giorni ha attraversato Roma e tante altre città italiane. Non è stata una protesta rituale, ma una manifestazione autentica, nata dal basso e animata da migliaia di persone che non accettano che il massacro di innocenti prosegua nel silenzio complice dei governi e sotto il peso di interessi economici che lo alimentano.

Questa partecipazione è insieme rabbia e speranza. È la voce di chi, da terra, si unisce alla forza della Global Sumud Flotilla, che arresti e sequestri illegittimi non riescono a fermare.
È la voce di chi crede nella solidarietà tra i popoli, e che, mentre si moltiplicano analisi e letture delle piazze, mantiene lo sguardo fisso su Gaza, dove ogni giorno continuano a consumarsi atrocità che non possiamo accettare come normalità.

In mezzo a questa marea umana ho sentito, più forte che mai, il legame tra l’impegno politico di oggi e quello che ho vissuto nel 2005, nel campo di lavoro in Palestina durante lo sgombero della Striscia di Gaza.
La preoccupazione per i bambini, gli attivisti, i volontari e le famiglie conosciute allora è ancora viva. Ed è proprio quella memoria che mi ha spinto, senza esitazione, a unirmi alle migliaia di persone che in questi giorni chiedono al governo il cessate il fuoco immediato, la fine dell’assedio e una soluzione di pace definitiva fondata sul riconoscimento di due Stati.

Perché quello che queste mobilitazioni stanno dimostrando è chiaro:
schierarsi contro l’ingiustizia è un dovere collettivo.
E la politica, quella vera, resta l’unico strumento concreto che abbiamo per cambiare davvero le cose.

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È stato presentato in Campidoglio, insieme all’Assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, all’Assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini e al Direttore Generale di Atac Paolo Aielli, il piano legato ai lavori […]

Tangenziale Est, dal 6 ottobre al 7 dicembre stop ai tram per i lavori Anas

Ottobre 7, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

È stato presentato in Campidoglio, insieme all’Assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, all’Assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini e al Direttore Generale di Atac Paolo Aielli, il piano legato ai lavori Anas sulla Tangenziale Est e alla conseguente sospensione temporanea del servizio tranviario.

Il cantiere, dal valore di 600 mila euro, rientra in un più ampio intervento giubilare da 14 milioni di euro e riguarda il tratto compreso tra via Prenestina e viale dello Scalo San Lorenzo.
I lavori prevedono il ripristino delle parti in calcestruzzo, la sostituzione dei pluviali e verniciature protettive su travi e pilastri.
Si tratta di opere complesse, in parte anche notturne, che interferiscono con la rete elettrica dei tram, rendendo impossibile il normale esercizio del servizio.

Per questo, dal 6 ottobre al 7 dicembre, tutte le sei linee tranviarie di Roma saranno temporaneamente sospese.
Ma le alternative non mancheranno:

  • saranno attivi bus sostitutivi gratuiti sulle linee 2, 3, 5, 8, 14 e 19, con corse potenziate (+80% sulla linea 3, +155% sulla linea 8, +32% sulla linea 2);
  • lo stop dei tram sarà anche l’occasione per anticipare lavori di ammodernamento — come il rinnovo dei binari e degli scambi — in più punti della città, così da ridurre future interruzioni e consegnare infrastrutture più moderne, sicure ed efficienti.

La gratuità dei bus sostitutivi non rappresenta solo un modo per compensare i disagi, ma anche un incentivo concreto all’uso del trasporto pubblico, dimostrando come possa essere un’alternativa rapida e competitiva rispetto all’auto privata.

Un ringraziamento speciale va alle lavoratrici e ai lavoratori di Atac, che con professionalità e impegno garantiranno un servizio straordinario all’altezza della sfida.

Roma ha bisogno di cure straordinarie per diventare una città più efficiente, sostenibile e moderna.
I disagi temporanei sono parte di un percorso di trasformazione necessario, che porterà in cambio infrastrutture più sicure, servizi più affidabili e una qualità della vita migliore per tutte e tutti.

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L’incrocio tra via Nomentana e via Casale di San Basilio è da anni uno dei punti più critici per la viabilità del quadrante nord-est di Roma. Un tratto di strada […]

Black point di via Nomentana: più sicurezza e più vivibilità

Ottobre 7, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

L’incrocio tra via Nomentana e via Casale di San Basilio è da anni uno dei punti più critici per la viabilità del quadrante nord-est di Roma. Un tratto di strada dove, troppo spesso, si sono verificati incidenti anche gravi.
Per questo, in questi giorni, abbiamo definito alcune modifiche al progetto di riqualificazione della zona, con l’obiettivo di migliorare sicurezza e vivibilità, tenendo insieme le esigenze di chi vive e attraversa quotidianamente il quartiere.

L’intervento nasce da un confronto continuo con cittadine, cittadini e comitati locali: più volte sono tornato sul posto per ascoltare osservazioni e proposte, e dal dialogo è emersa chiaramente la necessità di rendere il progetto più equilibrato e meno impattante sul territorio.

Grazie al lavoro congiunto dell’Assessorato alla Mobilità, degli uffici tecnici, della Polizia Locale e dei Municipi, siamo riusciti a trovare un punto di equilibrio tra la messa in sicurezza degli incroci più pericolosi e una circolazione più fluida, evitando di scaricare il traffico sulle strade interne dei quartieri.

Le modifiche previste, tra cui la revisione della segnaletica e dei semafori e l’inserimento di cordoli fisici su via Nomentana, renderanno l’area più sicura e contribuiranno concretamente a ridurre il rischio di incidentalità.

È un intervento che potrà salvare vite e migliorare la qualità della vita di chi abita e lavora in questa zona.
Un passo avanti importante, frutto del dialogo e della collaborazione tra istituzioni e comunità locali.

Perché la sicurezza stradale non è solo una priorità: è un impegno condiviso, che cresce quando viene costruito insieme alle persone.

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Il cosiddetto “comitato post-bellico” proposto da Trump non ha nulla a che vedere con la pace. È un progetto coloniale: esclude le autorità palestinesi, ignora la Cisgiordania, legittima la potenza […]

Il piano Trump per Gaza: una farsa che umilia i diritti dei palestinesi

Ottobre 1, 2025 0 Comments by Giovanni in Uncategorized

Il cosiddetto “comitato post-bellico” proposto da Trump non ha nulla a che vedere con la pace. È un progetto coloniale: esclude le autorità palestinesi, ignora la Cisgiordania, legittima la potenza occupante e affida a Tony Blair un ruolo di garante. Blair, che insieme a Bush ha devastato il Medio Oriente, viene oggi riproposto come architetto di stabilità. Un paradosso che svela la natura reale di questo piano.

Si parla di “pace” ma al tavolo siede Netanyahu, che nega apertamente la possibilità di uno Stato palestinese. Si definiscono ostaggi solo gli israeliani, mentre migliaia di palestinesi, compresi minori detenuti senza processo, vengono liquidati come “prigionieri”. È un linguaggio che distorce la realtà e calpesta la dignità di un popolo sotto occupazione e genocidio.

Eppure la pace nasce solo dal dialogo e dal coraggio politico. Una volta c’erano Arafat e Rabin: leader che rappresentavano l’idea che due popoli potessero riconoscersi e vivere fianco a fianco. Oggi invece assistiamo a un processo che cancella il dialogo, sostituendolo con un comitato di potenze esterne che nega la voce dei palestinesi e rafforza l’occupazione.

Grave anche la posizione del nostro governo, che riduce tutto a “Hamas ha iniziato la guerra il 7 ottobre”, cancellando decenni di occupazione illegale, apartheid e violazioni dei diritti umani. Un racconto parziale che non solo ignora la verità storica, ma legittima l’ingiustizia in corso.

Questo piano non costruisce pace: è l’ennesimo tentativo di imporre dall’esterno un assetto che priva i palestinesi del diritto all’autodeterminazione. È la negazione dei principi di libertà e giustizia che l’Occidente proclama, ma tradisce ogni giorno.

Il popolo palestinese non ha bisogno di bulli né di tutori stranieri: ha diritto alla libertà, alla fine immediata dell’occupazione e alla costruzione di uno Stato sovrano.

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