Black point di via Nomentana: più sicurezza e più vivibilità
L’incrocio tra via Nomentana e via Casale di San Basilio è da anni uno dei punti più critici per la viabilità del quadrante nord-est di Roma. Un tratto di strada dove, troppo spesso, si sono verificati incidenti anche gravi.
Per questo, in questi giorni, abbiamo definito alcune modifiche al progetto di riqualificazione della zona, con l’obiettivo di migliorare sicurezza e vivibilità, tenendo insieme le esigenze di chi vive e attraversa quotidianamente il quartiere.
L’intervento nasce da un confronto continuo con cittadine, cittadini e comitati locali: più volte sono tornato sul posto per ascoltare osservazioni e proposte, e dal dialogo è emersa chiaramente la necessità di rendere il progetto più equilibrato e meno impattante sul territorio.
Grazie al lavoro congiunto dell’Assessorato alla Mobilità, degli uffici tecnici, della Polizia Locale e dei Municipi, siamo riusciti a trovare un punto di equilibrio tra la messa in sicurezza degli incroci più pericolosi e una circolazione più fluida, evitando di scaricare il traffico sulle strade interne dei quartieri.
Le modifiche previste, tra cui la revisione della segnaletica e dei semafori e l’inserimento di cordoli fisici su via Nomentana, renderanno l’area più sicura e contribuiranno concretamente a ridurre il rischio di incidentalità.
È un intervento che potrà salvare vite e migliorare la qualità della vita di chi abita e lavora in questa zona.
Un passo avanti importante, frutto del dialogo e della collaborazione tra istituzioni e comunità locali.
Perché la sicurezza stradale non è solo una priorità: è un impegno condiviso, che cresce quando viene costruito insieme alle persone.
Read MoreIl piano Trump per Gaza: una farsa che umilia i diritti dei palestinesi
Il cosiddetto “comitato post-bellico” proposto da Trump non ha nulla a che vedere con la pace. È un progetto coloniale: esclude le autorità palestinesi, ignora la Cisgiordania, legittima la potenza occupante e affida a Tony Blair un ruolo di garante. Blair, che insieme a Bush ha devastato il Medio Oriente, viene oggi riproposto come architetto di stabilità. Un paradosso che svela la natura reale di questo piano.
Si parla di “pace” ma al tavolo siede Netanyahu, che nega apertamente la possibilità di uno Stato palestinese. Si definiscono ostaggi solo gli israeliani, mentre migliaia di palestinesi, compresi minori detenuti senza processo, vengono liquidati come “prigionieri”. È un linguaggio che distorce la realtà e calpesta la dignità di un popolo sotto occupazione e genocidio.
Eppure la pace nasce solo dal dialogo e dal coraggio politico. Una volta c’erano Arafat e Rabin: leader che rappresentavano l’idea che due popoli potessero riconoscersi e vivere fianco a fianco. Oggi invece assistiamo a un processo che cancella il dialogo, sostituendolo con un comitato di potenze esterne che nega la voce dei palestinesi e rafforza l’occupazione.
Grave anche la posizione del nostro governo, che riduce tutto a “Hamas ha iniziato la guerra il 7 ottobre”, cancellando decenni di occupazione illegale, apartheid e violazioni dei diritti umani. Un racconto parziale che non solo ignora la verità storica, ma legittima l’ingiustizia in corso.
Questo piano non costruisce pace: è l’ennesimo tentativo di imporre dall’esterno un assetto che priva i palestinesi del diritto all’autodeterminazione. È la negazione dei principi di libertà e giustizia che l’Occidente proclama, ma tradisce ogni giorno.
Il popolo palestinese non ha bisogno di bulli né di tutori stranieri: ha diritto alla libertà, alla fine immediata dell’occupazione e alla costruzione di uno Stato sovrano.
Read MoreRoma ciclabile: non un sogno, ma una necessità
Leggendo l’articolo di Massimiliano Tonelli su Roma Today (“Chi osteggia le ciclabili nel 2025 è paragonabile a un no vax nel 2020”) mi sono tornati in mente i dati sugli incidenti causati dalle auto nella nostra città. Sono drammatici. Le piste ciclabili non sono un vezzo: rappresentano sicurezza, salute e libertà di scelta per chi ogni giorno si sposta in città.
L’auto come mito e le sue conseguenze
Roma continua a scontare il peso di un modello culturale che ha visto l’automobile come unico mezzo di trasporto possibile. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: traffico congestionato, inquinamento e pericolosità sulle strade.
Eppure, i dati del Rapporto Annuale sulla Mobilità mostrano chiaramente che quando aumentano le alternative all’uso dell’auto privata – bici, metropolitana, autobus, sharing – la città respira meglio e funziona meglio.
Investire sulla ciclabilità significa investire sulla salute
Strumenti come il BiciPlan, il GRAB (il Grande Raccordo Anulare delle Bici) e le infrastrutture ciclabili ben collegate non sono “comodità”, ma investimenti in salute e giustizia sociale. Rendere sicuro e accessibile l’uso della bici significa garantire democrazia urbana: chi non può o non vuole usare l’auto deve avere le stesse opportunità di muoversi in modo sicuro e dignitoso.
Una città che si cura da sola
Una Roma ciclabile e intermodale non è un progetto elitario, al contrario: è una risposta concreta ai problemi quotidiani. Significa ridurre lo smog nelle giornate critiche, alleviare la congestione del traffico, rendere più sicuri gli spazi davanti alle scuole e restituire vivibilità ai quartieri periferici.
Le ciclabili, in altre parole, salvano vite.
Non più un’alternativa, ma la soluzione
Roma ciclabile sarà una vittoria collettiva. Non c’è “fare la spesa” o “accompagnare i bambini a scuola” che possa essere contrapposto a questo obiettivo: la mobilità sostenibile è parte della soluzione, non del problema.
Una città che investe sulla bici investe sul proprio futuro.
Read MoreRapporto Annuale sulla Mobilità 2025: tra sfide e innovazione
Si è tenuta il 24 settembre, nello spazio suggestivo dello Stadio di Domiziano, la presentazione del Rapporto Annuale sulla Mobilità di Roma 2024, a cura di Roma Servizi per la Mobilità. Un documento ricco di dati e analisi che non si limita a fotografare la situazione attuale, ma diventa uno strumento fondamentale per pianificare le politiche pubbliche e comprendere come stia cambiando il modo di spostarsi in una città vasta e complessa come Roma.
I numeri: troppe auto e incidenti
I dati evidenziano un quadro chiaro: nella Capitale circolano ancora 1,8 milioni di automobili e il numero di incidenti rimane elevato. Una situazione che conferma l’urgenza di una rivoluzione culturale nella mobilità, capace di ridurre la dipendenza dall’auto privata e aumentare la sicurezza stradale.
I segnali di cambiamento
Accanto alle criticità, il Rapporto mostra anche progressi concreti. Negli ultimi anni si è registrata:
- una maggiore efficienza del trasporto pubblico, con un’attenzione crescente alla sostenibilità ambientale;
- la crescita costante della sharing mobility, ormai parte integrante delle abitudini di spostamento dei romani;
- primi risultati positivi sulla sicurezza stradale, grazie a interventi come gli attraversamenti pedonali rialzati e l’estensione delle zone 30 km/h.
Le priorità per il futuro
Per rendere Roma una città più equa e sostenibile sarà decisivo:
- fidelizzare l’utenza del trasporto pubblico e renderlo sempre più competitivo rispetto all’auto privata;
- rafforzare le infrastrutture e sviluppare nuove alternative di mobilità;
- colmare le disuguaglianze tra centro e periferia, garantendo pari opportunità di accesso ai servizi in tutti i municipi.
La sfida del Giubileo
Il Giubileo 2025 rappresenta un banco di prova cruciale: gestire milioni di spostamenti tra residenti e visitatori da tutto il mondo significherà mettere alla prova la capacità organizzativa e innovativa della Capitale.
Una direzione chiara
La strada è tracciata: intermodalità, incentivi alla mobilità sostenibile e un cambiamento culturale che metta al centro le persone.
Roma si muove. E continuerà a farlo in modo intelligente, sicuro e sostenibile.
Read MoreL’Assemblea Capitolina torna a Rebibbia: ascolto, dignità, futuro e speranza
Il 23 settembre l’Assemblea Capitolina è tornata, dopo oltre vent’anni, a riunirsi all’interno dell’Istituto Penitenziario di Rebibbia. L’ultima volta accadde nel 2002, con il sindaco Walter Veltroni: un segno forte allora, un impegno che oggi vogliamo rinnovare.
Abbiamo scelto di essere presenti non solo simbolicamente, ma con la convinzione che i luoghi della detenzione non siano un mondo a parte, bensì parte integrante della nostra città. Consideriamo gli istituti carcerari come un vero e proprio “sedicesimo municipio”, che deve poter contare sull’impegno concreto dell’amministrazione capitolina.
Parliamo della necessità di realizzare impianti sportivi e palestre, di rafforzare i collegamenti del trasporto pubblico per facilitare le visite dei familiari, di sostenere progetti di lavoro e di formazione, di sviluppare percorsi di reinserimento e di garantire soluzioni abitative per chi non ha una casa o una rete di sostegno. Significa immaginare strumenti concreti che permettano, laddove possibile, di scontare la pena fuori dal carcere, con dignità e responsabilità.
Ma soprattutto, oggi abbiamo raccolto istanze precise, bisogni concreti, domande di futuro. Il nostro compito, come istituzioni, è farcene carico con serietà e responsabilità, perché le persone non si riducono ai reati che hanno commesso né agli errori compiuti: sono storie, percorsi di vita, frammenti di comunità che meritano ascolto e dignità.
Una città giusta, un Paese democratico, non voltano lo sguardo altrove, ma si assumono la responsabilità di accompagnare quelle storie, trasformando le promesse in azioni e i muri in ponti di cittadinanza.
Read MoreInnovazione e sostenibilità: il “ferro” come motore del cambiamento
Oggi, nello spazio di Ceo For Life a Piazza Montecitorio, ho partecipato alla tavola rotonda “Nuove tecnologie e mobilità sostenibile: quale futuro per il trasporto ferroviario”. Un appuntamento significativo, inserito all’interno della Settimana Europea della Mobilità e della Giornata Nazionale Mobilità Sostenibile e Smart Cities, che ha visto insieme istituzioni, imprese, mondo della ricerca e associazioni.
È stato un momento prezioso per discutere di come rendere il trasporto ferroviario – sia convenzionale che ad idrogeno – sempre più innovativo, sicuro e competitivo. La sfida che abbiamo davanti è chiara: se tra casa e lavoro ci vogliono 48 minuti in auto e 49 con il trasporto pubblico, quasi tutti scelgono l’auto. Il nostro compito è cambiare questa logica, facendo in modo che la scelta naturale ricada sui mezzi pubblici.
Per riuscirci servono puntualità, comfort, affidabilità e un’integrazione reale con gli altri sistemi di mobilità: ferrovia regionale, sharing, micromobilità. L’innovazione che stiamo portando avanti va proprio in questa direzione: strumenti già operativi come il Tap&Go, che contrasta l’evasione tariffaria, e progetti più ambiziosi come una bigliettazione unica e integrata, sul modello del MaaS (Mobility as a Service), capace di garantire con un solo accesso tutti i mezzi di trasporto.
Se le cittadine e i cittadini di Roma potranno contare su certezze, comodità e integrazione, sceglieranno il trasporto pubblico. Questa è la nostra sfida, ed è anche la nostra responsabilità.
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