Il piano Trump per Gaza: una farsa che umilia i diritti dei palestinesi
Il cosiddetto “comitato post-bellico” proposto da Trump non ha nulla a che vedere con la pace. È un progetto coloniale: esclude le autorità palestinesi, ignora la Cisgiordania, legittima la potenza occupante e affida a Tony Blair un ruolo di garante. Blair, che insieme a Bush ha devastato il Medio Oriente, viene oggi riproposto come architetto di stabilità. Un paradosso che svela la natura reale di questo piano.
Si parla di “pace” ma al tavolo siede Netanyahu, che nega apertamente la possibilità di uno Stato palestinese. Si definiscono ostaggi solo gli israeliani, mentre migliaia di palestinesi, compresi minori detenuti senza processo, vengono liquidati come “prigionieri”. È un linguaggio che distorce la realtà e calpesta la dignità di un popolo sotto occupazione e genocidio.
Eppure la pace nasce solo dal dialogo e dal coraggio politico. Una volta c’erano Arafat e Rabin: leader che rappresentavano l’idea che due popoli potessero riconoscersi e vivere fianco a fianco. Oggi invece assistiamo a un processo che cancella il dialogo, sostituendolo con un comitato di potenze esterne che nega la voce dei palestinesi e rafforza l’occupazione.
Grave anche la posizione del nostro governo, che riduce tutto a “Hamas ha iniziato la guerra il 7 ottobre”, cancellando decenni di occupazione illegale, apartheid e violazioni dei diritti umani. Un racconto parziale che non solo ignora la verità storica, ma legittima l’ingiustizia in corso.
Questo piano non costruisce pace: è l’ennesimo tentativo di imporre dall’esterno un assetto che priva i palestinesi del diritto all’autodeterminazione. È la negazione dei principi di libertà e giustizia che l’Occidente proclama, ma tradisce ogni giorno.
Il popolo palestinese non ha bisogno di bulli né di tutori stranieri: ha diritto alla libertà, alla fine immediata dell’occupazione e alla costruzione di uno Stato sovrano.
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