Due nuovi Bus Rapid Transit per Roma: Ostia-EUR e Battistini-Casalotti. Due progetti su cui abbiamo lavorato e che oggi fanno un passo avanti importante.
Quello tra Ostia e l’EUR è un progetto a cui tengo particolarmente. Sono nato e cresciuto a Ostia e la Colombo l’ho percorsa migliaia di volte, anche nel traffico. So cosa significa per chi ogni giorno la attraversa per andare a lavorare, studiare o semplicemente tornare a casa.
Per questo abbiamo voluto inserire il BRT nel PUMS e lavorato insieme all’assessore Eugenio Patanè e al territorio per costruire un’alternativa vera all’automobile.
Il collegamento partirà da EUR Fermi e arriverà a Ostia Centro, attraversando Mostacciano, Mezzocammino, Vitinia, Acilia, Casal Palocco e Infernetto. Bus completamente elettrici, sede riservata e passaggi ogni 5 minuti nelle ore di punta. Per la progettazione abbiamo già stanziato 500mila euro.
L’obiettivo è fare della Colombo non soltanto una strada che unisce Roma al suo mare, ma un vero corridoio verde, lungo il quale il trasporto pubblico possa essere rapido, ecologico e sostenibile. Un’alternativa concreta all’automobile, capace di ridurre il traffico e migliorare gli spostamenti di migliaia di persone. È un altro tassello degli investimenti che stiamo portando avanti nel Municipio X e sul suo collegamento con il resto della città.
E c’è un secondo risultato altrettanto importante: il BRT Battistini-Casalotti.
Anche qui parliamo di un quadrante che ha bisogno di rafforzare il proprio sistema di trasporto pubblico. Il progetto prevede circa 5 chilometri tra Battistini e piazza Ormea, l’interscambio con la Metro A, un percorso per l’80% in sede protetta e bus elettrici ogni 4 minuti nelle ore di punta.
Per la progettazione ci sono 400mila euro della Regione Lazio, grazie a un emendamento di Alessio D’Amato, che ha scelto di sostenere concretamente questo progetto.
Sono territori diversi, con caratteristiche ed esigenze diverse. Ed è proprio questo il punto: Roma ha bisogno di costruire in ogni quadrante la soluzione di trasporto pubblico più efficace, senza pensare che possa esistere una risposta uguale per tutta la città.
Tranvie, metropolitane, ferrovie e, dove rappresentano la soluzione più efficace, Bus Rapid Transit. Una rete capace di offrire alle persone un’alternativa all’automobile che sia davvero rapida, ecologica e sostenibile.
Su Ostia-EUR e Battistini-Casalotti abbiamo creduto, lavorato e costruito le condizioni per arrivare fin qui, insieme all’assessore Patanè e ai territori.
Ora inizia la progettazione. Il prossimo obiettivo è trasformare questi progetti in opere e portarli sulle strade di Roma.
Read MoreMetro C, al via i cantieri della tratta T1: partono i lavori per le nuove stazioni Auditorium e Farnesina
La Linea C continua a crescere. Con l’avvio dei cantieri delle stazioni Auditorium e Farnesina prende ufficialmente il via una nuova fase di uno dei progetti infrastrutturali più importanti per il futuro della mobilità romana.
Le due nuove fermate fanno parte della tratta T1, che prolungherà la Linea C di 3 chilometri verso il quadrante nord-ovest della città. Un tassello fondamentale che si aggiunge ai 4 chilometri di linea e alle cinque stazioni già in costruzione Venezia, Chiesa Nuova, Piazza Pia/Castel Sant’Angelo, Ottaviano e Mazzini e che contribuirà a rendere la rete metropolitana di Roma sempre più estesa ed efficiente.
L’obiettivo è quello di creare un collegamento diretto tra il centro storico e alcune delle aree più strategiche della Capitale, come il quartiere Prati, il Flaminio, il Villaggio Olimpico, l’Auditorium Parco della Musica, il MAXXI, il Foro Italico e il quadrante nord-ovest della città.
Auditorium: una fermata al servizio della cultura e dello sport
La futura stazione Auditorium sorgerà in piazza Apollodoro, accanto al Palazzetto dello Sport, e migliorerà sensibilmente l’accessibilità a uno dei principali poli culturali e sportivi di Roma.
La stazione si svilupperà su sei livelli interrati, raggiungendo una profondità massima di 45 metri, e sarà dotata di tre accessi.
Per limitare i disagi durante i lavori, le aree ludiche e sportive oggi presenti verranno temporaneamente ricollocate in spazi comunali vicini, mentre la viabilità ordinaria del quartiere non subirà modifiche sostanziali.

Farnesina: il nuovo capolinea della Linea C
La stazione Farnesina diventerà il nuovo capolinea nord-occidentale della Linea C, servendo un’area strategica che comprende il Ministero degli Affari Esteri, il Foro Italico e numerosi impianti sportivi.
L’infrastruttura sarà realizzata su sette livelli interrati, con una profondità di circa 43 metri, e sarà dotata di tre accessi.
Ma il suo ruolo andrà oltre quello di semplice capolinea: la stazione è infatti già progettata per consentire il futuro prolungamento della Linea C verso Grottarossa e Tor di Quinto, come previsto dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS).

Una sfida ingegneristica nel cuore di Roma
La realizzazione della tratta T1 rappresenta anche una delle opere ingegneristiche più complesse oggi in corso nella Capitale.
Le nuove stazioni saranno costruite utilizzando diaframmi in calcestruzzo armato che raggiungeranno profondità fino a 80 metri, con interventi di consolidamento del terreno necessari per operare in sicurezza.
Dal 2029, inoltre, la stazione Farnesina ospiterà il cantiere logistico della Tunnel Boring Machine (TBM), la grande talpa meccanica che realizzerà le gallerie della linea.
Il nuovo tracciato attraverserà anche il fiume Tevere in tre diversi punti, una sfida tecnica di particolare complessità che consentirà di collegare aree della città oggi non servite dalla rete metropolitana.
Un investimento sul futuro della mobilità romana
L’avvio di questi cantieri rappresenta un altro passo concreto verso una città più accessibile, sostenibile e connessa.
Ogni nuova stazione significa tempi di percorrenza ridotti, maggiori possibilità di interscambio con il trasporto pubblico di superficie e un’alternativa sempre più competitiva all’utilizzo dell’auto privata.
Come Presidente della Commissione Mobilità di Roma Capitale continuerò a seguire con attenzione l’avanzamento di quest’opera strategica, perché il potenziamento della rete metropolitana è una delle condizioni indispensabili per costruire una mobilità moderna e all’altezza di una grande capitale europea.



A 15 anni dalla strage di Utøya, ricordiamo che il fascismo non appartiene solo ai libri di storia
A quindici anni dalla strage di Utøya, la Norvegia ha inaugurato a Oslo un nuovo memoriale dedicato alle 77 vittime del terrorismo di estrema destra. Un luogo pensato non solo per custodire il ricordo di ciò che è accaduto il 22 luglio 2011, ma per ricordare a ogni generazione che la democrazia non è mai conquistata una volta per tutte.
A Utøya furono assassinati soprattutto ragazze e ragazzi che partecipavano al campo estivo della giovanile del Partito Laburista norvegese. Giovani che avevano scelto di impegnarsi in politica, di confrontarsi, di costruire idee per il futuro. Anders Breivik li colpì proprio per questo: perché vedeva nella loro partecipazione democratica una minaccia.
Qualche anno fa ho visitato quel luogo. È stata un’esperienza che porto ancora con me. Per chi, come me, è cresciuto nella militanza politica e ha vissuto le organizzazioni giovanili come una scuola di partecipazione, confronto e comunità, Utøya non è soltanto una tragedia della storia europea. È una ferita che riguarda tutte e tutti noi.
Per questo la memoria non può ridursi a una commemorazione. Deve diventare responsabilità.
In un tempo in cui l’estrema destra torna a diffondere odio, intolleranza e revisionismo, ricordare Utøya significa ribadire che il fascismo non appartiene solo al passato. Cambiano i linguaggi, cambiano gli strumenti, ma resta la stessa idea di società fondata sull’esclusione, sulla violenza e sulla negazione dell’altro.
Difendere la memoria significa difendere la democrazia. Significa continuare a credere che l’impegno politico, soprattutto quello delle nuove generazioni, sia la risposta più forte contro chi vorrebbe spegnere il futuro con l’odio.
Perché Utøya non è soltanto il ricordo di ciò che è stato. È il monito di ciò che non dobbiamo mai permettere che accada di nuovo.
Read MoreOstia non è morta. È una comunità che sta cambiando
Mi trovo ancora una volta a scrivere del Mare di Roma, della mia Ostia. Non per vanità, ma per dovere e per amore.
Sfilare con una bara per rappresentare Ostia significa compiere una scelta precisa: sostituire il confronto con la teatralizzazione, la discussione con la provocazione, la complessità con uno slogan. È una scelta che non condivido e che trovo profondamente sbagliata.
Perché Ostia non è una bara. Non è un funerale. Non è una città morta. Conosco bene i problemi del nostro territorio. Li conosco perché li ho visti, li vivo e spesso li affronto ogni giorno. Sarebbe ridicolo negarne l’esistenza. Mi colpisce però un aspetto. Le persone che oggi promuovono e sostengono la manifestazione “Ostia è morta” sono spesso le stesse che, negli ultimi mesi, sono scese in piazza a difesa di alcuni operatori balneari che, come emerge da un’inchiesta pubblicata da la Repubblica, risultano aver accumulato oltre quattro milioni di euro di morosità nei confronti dello Stato.
E stiamo parlando soltanto dei canoni concessori non versati. Soldi pubblici. Soldi della collettività.
Verrà il tempo di raccontare anche il resto. Per trasparenza, correttezza e per le necessarie spiegazioni. Ma già oggi credo sia legittimo chiedersi chi abbia contribuito ad alimentare alcune delle criticità che vengono denunciate e chi, invece, stia provando ad affrontarle.
Per troppo tempo Ostia è stata ostaggio dell’idea che nulla dovesse cambiare. Che tutto potesse essere prorogato. Che ogni problema potesse essere rinviato a domani. Ma i problemi rinviati non spariscono. Si accumulano. Mi torna in mente una frase di Lentamente muore: “Lentamente muore chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno.”
Forse è proprio qui la differenza.
Per anni Ostia è rimasta prigioniera della convinzione che nulla dovesse cambiare. Oggi siamo chiamati a fare l’opposto: ad accettare la fatica delle trasformazioni, ad affrontare problemi che per troppo tempo sono stati rinviati, a costruire un futuro diverso.
Per questo trovo singolare che si scelga di rappresentare Ostia con una bara proprio nel momento in cui il territorio sta attraversando una fase di cambiamento così profonda e delicata. Si possono avere opinioni diverse sulle scelte da compiere, sulle priorità, sui tempi e perfino sulla direzione da seguire.
Ma una comunità che prova a immaginare il proprio futuro non è una comunità morta. È una comunità che sta discutendo del proprio domani.
Perché c’è qualcosa di profondamente paradossale nel celebrare un funerale proprio mentre Ostia ospita il World Skate, una delle competizioni internazionali più importanti al mondo per gli sport rotellistici. Atleti e atlete provenienti da decine di Paesi, migliaia di persone presenti, milioni di visualizzazioni online. Discipline olimpiche che parlano alle nuove generazioni e che hanno trovato proprio a Ostia una delle loro case più importanti a livello internazionale.
E come se non bastasse, proprio stasera Piazza Sirio ospita, per il secondo anno consecutivo, OperaCamion del Teatro dell’Opera di Roma con Il Barbiere di Siviglia. Un teatro che esce dai suoi luoghi tradizionali per arrivare sul mare, tra le persone, rendendo la cultura accessibile a tutte e tutti.
Perché Roma è tutta Roma. Da Centocelle a Ostia. Da Quarticciolo a Cinquina. Dai rioni del centro al mare. Roma Capitale c’è.
Mentre qualcuno porta una bara in giro, il mondo guarda Ostia. E questo dovrebbe farci riflettere. La narrazione di un territorio condannato, senza speranza e senza futuro non fa male a un sindaco, a una giunta o a una maggioranza.
Fa male a Ostia. Fa male ai commercianti. Fa male agli operatori turistici. Fa male a chi investe. Fa male a chi lavora. Fa male a chi prova ad aprire un’attività. Fa male a chi sceglie di vivere questo territorio e di scommettere sul suo futuro.
Per anni ci siamo sentiti ripetere che Ostia fosse perduta. Che non ci fosse più nulla da fare. Che il terreno fosse ormai impraticabile.
E invece, nonostante tutto, Ostia continua a rialzarsi. Con fatica. Con contraddizioni. Con errori. Ma continua a rialzarsi.
Chi ama davvero Ostia può avere opinioni diverse sulle soluzioni. È normale. Fa parte della democrazia. Si può criticare chi governa. Si possono contestare le scelte fatte. Si possono proporre alternative.
Quello che non è accettabile è mettere in scena il funerale di Ostia e definire questo territorio una città morta. Sono parole e immagini di una gravità enorme, perché non colpiscono un’amministrazione o una parte politica.
Colpiscono un’intera comunità viva, fatta di persone che ogni giorno lavorano, studiano, investono, costruiscono relazioni e immaginano il proprio futuro.
Io non vedo un funerale alle porte. Vedo una comunità che prova, tra mille difficoltà, a costruire il proprio futuro. Vedo una città che sta attraversando una trasformazione difficile ma necessaria. Vedo un territorio che per troppo tempo ha rimandato le scelte e che oggi è chiamato ad affrontarle.
Ed è esattamente per questo che Ostia ha bisogno di idee, investimenti, coraggio, visione e cambiamento. Non di una bara.
Perché il futuro di una città si costruisce. Non si seppellisce.
Read MoreLe parole di Itamar Ben Gvir contro l’Italia sono indegne di un ministro e meritano una condanna ferma e senza ambiguità
Le parole di Itamar Ben Gvir contro l’Italia sono indegne di un ministro e meritano una condanna ferma e senza ambiguità. Ma se ci fermiamo all’ennesima provocazione sul “Paese delle ciabatte”, rischiamo di perdere di vista ciò che conta davvero.
Ben Gvir non è soltanto un politico che insulta un Paese amico, come ha giustamente ricordato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani. È uno dei principali esponenti di un governo che porta avanti politiche che stanno provocando sofferenze indicibili alla popolazione palestinese e che continuano a porsi in aperto contrasto con i principi fondamentali del diritto internazionale.
L’indagine aperta dalla Procura di Roma sui fatti legati alla Freedom Flotilla rappresenta un passaggio importante. È giusto che venga fatta piena luce sulle accuse di sequestro di persona, tortura e sui trattamenti subiti dagli attivisti fermati mentre tentavano di portare aiuti umanitari e testimonianza a Gaza.
Sarebbe però un errore considerare Ben Gvir una semplice mela marcia.
Le immagini delle attiviste e degli attivisti umiliati, ammanettati e costretti in ginocchio non nascono dal nulla. Così come non nascono dal nulla la distruzione di Gaza, la fame utilizzata come strumento di guerra, gli ostacoli all’ingresso degli aiuti umanitari, le violenze contro i civili palestinesi e le continue violazioni dei diritti umani denunciate da anni da organizzazioni internazionali.
Ma c’è un altro aspetto che non può essere ignorato. Le posizioni di Ben Gvir non rappresentano una minaccia soltanto per i palestinesi o per la stabilità della regione. La sua visione politica mette a rischio la stessa qualità della democrazia israeliana, alimentando una deriva nazionalista e autoritaria che comprime gli spazi del dissenso, delegittima le forze democratiche e progressive interne e rende sempre più difficile immaginare una prospettiva di convivenza, pace e reciproco riconoscimento.
Per questo criticare Ben Gvir e le politiche che rappresenta non significa essere contro Israele. Al contrario, significa difendere quei valori democratici e quelle donne e quegli uomini della società israeliana che continuano a battersi per la pace, per i diritti umani e per una soluzione fondata sulla convivenza tra due popoli e due Stati.
Condannare le parole di Ben Gvir è doveroso. Condannare le politiche del governo guidato da Benjamin Netanyahu che stanno devastando Gaza e trascinando milioni di persone nella sofferenza è indispensabile.
Perché il problema non è un insulto rivolto all’Italia. Il problema è ciò che continua ad accadere a Gaza, in Cisgiordania, in Libano e nell’intera regione.
E mentre l’attenzione si concentra sulle sue provocazioni contro il nostro Paese, Ben Gvir arriva a proporre il rapimento di donne e bambini libanesi come strumento di pressione contro Hezbollah. Parole che sarebbero inaccettabili in qualsiasi democrazia e che raccontano meglio di qualunque insulto la visione politica che rappresenta.
In fondo, il punto non è ciò che Ben Gvir pensa dell’Italia.
Il punto è ciò che le sue parole e le sue azioni dicono del governo di cui fa parte e del futuro che rischiano di costruire, non solo per i palestinesi, ma anche per la stessa democrazia israeliana.
Read MoreDal recupero dei Cancelli a una nuova visione per il litorale romano
Questa mattina a Castelporziano, insieme al Sindaco Roberto Gualtieri, al Presidente del Municipio X Mario Falconi, all’Assessore Tobia Zevi e a tante altre persone che hanno contribuito a questo risultato, abbiamo visto concretamente cosa significa prendersi cura del mare di Roma.
Per me, però, oggi non è stata una visita come le altre.
I Cancelli di Castelporziano sono uno dei luoghi a cui sono più legato. La spiaggia libera che ho frequentato fin da ragazzo, il luogo delle estati, delle amicizie, della libertà. E continuo a pensare che sia una delle spiagge libere più belle d’Europa.
Per questo negli anni ho vissuto con amarezza il degrado, le difficoltà e i problemi che hanno interessato questo tratto di litorale. E per questo, insieme a tante e tanti altri, mi sono speso affinché il mare di Roma tornasse ad essere una priorità.
Vedere oggi oltre due chilometri di spiaggia libera riqualificati in appena cinque settimane, con nuova illuminazione, videosorveglianza, manutenzione del verde e percorsi riqualificati, grazie anche alla collaborazione della Capitaneria di Porto e della Presidenza della Repubblica, significa restituire alla collettività uno spazio pubblico straordinario.
È un intervento importante, che rende questo tratto di costa più sicuro, più accessibile e più accogliente per tutte e tutti.
Ma sarebbe un errore considerarlo un punto di arrivo.
È soltanto l’inizio.
C’è ancora molto da fare: completare il percorso di riqualificazione dei chioschi, migliorare ulteriormente l’accessibilità, intervenire sulla Via Litoranea e sulla mobilità di accesso, rafforzare i servizi e continuare a investire sulla qualità degli spazi pubblici.
Il mare di Roma merita una visione all’altezza della sua bellezza e della sua importanza. Per troppo tempo ci siamo limitati a gestire problemi stratificati negli anni. Oggi dobbiamo avere l’ambizione di costruire il futuro del nostro litorale.
Abbiamo rimesso in moto un percorso. Adesso non dobbiamo fermarci.
Da cittadino di Ostia, prima ancora che da amministratore, continuerò a fare la mia parte perché Castelporziano resti quel luogo straordinario che ho conosciuto da ragazzo e diventi sempre più un patrimonio pubblico accessibile, curato e valorizzato.
Viva Ostia. Viva Castelporziano. Viva il mare di Roma.
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