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Al via i nuovi cantieri della Metro C: la cura del ferro continua

Al via i nuovi cantieri della Metro C: la cura del ferro continua

Febbraio 19, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

Sembrava impossibile, e invece sta succedendo davvero. Negli ultimi mesi abbiamo inaugurato le stazioni Colosseo–Fori Imperiali e Porta Metronia, restituendo alla città un’infrastruttura attesa da anni.

Oggi compiamo un altro passo concreto: partono i cantieri delle tratte T1 e T2 della Metro C, annunciati insieme al Sindaco Roberto Gualtieri, all’Assessore alla Mobilità Eugenio Patanè e alla Commissaria straordinaria Maria Lucia Conti, con i tecnici di Roma Metropolitane e del contraente generale guidato da Webuild e Vianini Lavori.

Dalla prossima settimana si aprono i cantieri della tratta T2 con quattro nuove stazioni Chiesa Nuova, Piazza Pia–Castel Sant’Angelo, Ottaviano e Mazzini mentre entro luglio partiranno quelli della tratta T1 con Auditorium e Farnesina: un collegamento su ferro tra il centro storico e Roma nord, veloce, sostenibile e accessibile.

Parliamo di circa 7 km di nuova linea e 6 stazioni per un investimento superiore ai 3 miliardi di euro. La tratta T2 si estende per 4 km con 4 fermate, di cui due archeo-stazioni, 165.000 metri cubi di scavi archeologici e 7,6 km di gallerie; la tratta T1 misura 2,9 km, prevede oltre 105.000 metri cubi di scavi e 4,8 km di gallerie.

Dal cantiere Farnesina partiranno le talpe meccaniche che scaveranno senza interruzioni fino a Venezia, portando la linea a 31 stazioni complessive. Durante i lavori la circolazione resterà garantita con modifiche locali alla viabilità nei punti interessati.

L’obiettivo di fine lavori è 2037 con impegno ad anticipare al 2036; la linea sarà una metropolitana automatica capace di 24.000 passeggeri l’ora per direzione, con una riduzione stimata di 310.000 tonnellate di CO₂ l’anno, 260 nuovi alberi e 4 Tiny Forest, e già predisposta per futuri prolungamenti verso Grottarossa e Tor di Quinto. Non è solo un’opera pubblica: significa restituire a migliaia di persone il diritto di muoversi meglio ogni giorno, collegare quartieri oggi lontani dal ferro e rendere Roma più semplice da vivere.

La cura del ferro non è più una promessa: è la direzione concreta in cui stiamo andando.

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Da area di sosta a spazio comune: davanti all’IC Paolo Stefanelli cambia il modo di vivere la città.

Da area di sosta a spazio comune: davanti all’IC Paolo Stefanelli cambia il modo di vivere la città.

Febbraio 11, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

Per anni, davanti all’ingresso dell’Istituto Comprensivo Paolo Stefanelli, in via Cesare Castiglioni, era previsto un parcheggio per pullman: un’infrastruttura pesante collocata proprio davanti a una scuola, dove lo spazio era occupato da traffico e smog invece che dalla vita del quartiere.

Con l’ingresso della nostraa amministrazione è emersa subito una criticità evidente: quello non era uno spazio pensato per le persone. Famiglie e insegnanti chiedevano più sicurezza e migliore qualità dell’aria. La prima risposta è stata l’istituzione della zona scolastica, per proteggere immediatamente l’ingresso dai mezzi pesanti e restituire la strada a chi la vive ogni giorno.

Successivamente è arrivato il passo decisivo: rendere permanente quel cambiamento.
La richiesta del territorio è diventata una proposta del XIV Municipio e quindi una decisione dell’Assemblea Capitolina: il parcheggio per pullman è stato eliminato.

Oggi quell’area non è più uno spazio di sosta, ma uno spazio pubblico.
Significa meno traffico e meno smog, più autonomia per i bambini e le bambine, più sicurezza per le famiglie e maggiore vivibilità per l’intero quartiere.

L’intervento rappresenta un modello di lavoro amministrativo basato su un principio chiaro: ascoltare i territori e trasformare le richieste in scelte concrete, collaborando con la comunità per restituire parti di città alle persone.

Perché davanti a una scuola la priorità resta una sola: chi entra ogni mattina con lo zaino sulle spalle.

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Parco del Mare, avviato il percorso partecipato: Ostia ripensa il suo lungomare

Parco del Mare, avviato il percorso partecipato: Ostia ripensa il suo lungomare

Febbraio 11, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

Lunedì 9 febbraio a Ostia si è aperto ufficialmente il confronto pubblico dedicato al progetto del Parco del Mare. Un incontro partecipato da cittadine e cittadini, associazioni e operatori del territorio che segna l’inizio di un percorso di ascolto e co-progettazione destinato a incidere in modo profondo sul futuro del litorale romano.

Non si tratta solo della presentazione di un intervento urbanistico, ma dell’avvio di un processo che punta a costruire il progetto insieme a chi vive quotidianamente il quartiere. Un passaggio ritenuto fondamentale dall’amministrazione capitolina: il Parco del Mare nasce infatti con l’obiettivo di ricucire il rapporto tra la città e il suo mare, oggi spesso separati da un’infrastruttura pensata prevalentemente per il traffico veicolare.

Per chi a Ostia è cresciuto, il tema non è astratto. Il lungomare è stato per anni luogo di socialità, sport e incontro, ma nel tempo si è trasformato in una linea di divisione più che di connessione. Il senso dell’intervento è proprio invertire questa prospettiva: riconnettere l’abitato al Mediterraneo e restituire continuità tra spazi urbani e costa.

Dal punto di vista della mobilità, il progetto prevede una trasformazione concreta: ridisegno della sezione stradale, riequilibrio tra auto e mobilità attiva, percorsi ciclopedonali protetti e continui, migliore accessibilità universale, riorganizzazione della sosta e integrazione con il trasporto pubblico. L’obiettivo non è solo raggiungere il mare, ma renderlo realmente fruibile.

Il piano è sostenuto da risorse consistenti: 24 milioni di euro provenienti dalle strategie territoriali e 30 milioni stanziati da Roma Capitale. Investimenti che segnano un cambio di passo rispetto al passato, quando alle intenzioni non erano seguiti né progetti esecutivi né coperture economiche.

L’intervento inciderà sulla vita quotidiana di famiglie, lavoratori, sportivi e attività commerciali, ma soprattutto propone una nuova visione: Ostia come uno dei luoghi identitari di Roma, il punto in cui la città incontra il Mediterraneo e torna a vivere il suo fronte mare come spazio pubblico condiviso.

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Consiglio del Cibo di Roma: partecipazione e politiche pubbliche per il futuro alimentare della città

Consiglio del Cibo di Roma: partecipazione e politiche pubbliche per il futuro alimentare della città

Febbraio 5, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

Ieri in Campidoglio si è riunito il nuovo Consiglio del Cibo di Roma, che ha rieletto Fabio Ciconte alla Presidenza per il prossimo biennio.
Non si tratta di un passaggio formale, ma di un momento significativo: la città rinnova il proprio impegno a partecipare, insieme all’amministrazione, alle scelte strategiche sul futuro del cibo nella Capitale.

Il Consiglio del Cibo svolge in questo percorso un ruolo centrale. Nato da una richiesta dal basso di associazioni, produttori, università, mercati rionali e ristoratori, in soli due anni è passato da 147 a 205 realtà coinvolte. Un segnale chiaro: il cibo non è un tema per pochi, ma attraversa la vita di tutti perché riguarda dimensioni sociali, ambientali, economiche e culturali.

Parlare di cibo significa prima di tutto parlare di disuguaglianze. Lo scorso dicembre l’Assemblea Capitolina ha approvato la prima delibera sul contrasto alla povertà alimentare, con l’obiettivo di superare lo stigma e affrontare una condizione che coinvolge migliaia di persone in modo multidimensionale, costruendo una governance partecipata e un dialogo stabile tra enti di prossimità, municipi e associazioni.

Significa anche investire nelle Case del Cibo, spazi multifunzionali e innovativi in cui il cibo diventa infrastruttura sociale. Un percorso sostenuto concretamente, insieme ai consiglieri Palmieri, Baglio, Luparelli, Converti e Trombetti, attraverso risorse dedicate del bilancio di Roma Capitale.

Il tema alimentare riguarda poi la sostenibilità ambientale. Con la Commissione Mobilità e insieme all’assessore Patanè è in corso un lavoro sulla logistica urbana, anche per facilitare l’accesso delle piccole aziende agricole al sistema distributivo cittadino.

Un altro ambito fondamentale è quello delle mense scolastiche: grazie al contributo del Consiglio del Cibo, da novembre è stato introdotto il menù green, che ha già portato a una riduzione significativa delle emissioni di CO₂ e contribuisce a educare le nuove generazioni a un’alimentazione più sana e legata alle filiere corte.

Roma è una città complessa, con un sistema alimentare enorme che va dalla produzione alla distribuzione, dal lavoro agricolo ai servizi sociali. Una complessità governabile solo attraverso la sinergia tra amministrazione e tutti gli attori coinvolti, proprio in questo il Consiglio del Cibo svolge un ruolo cruciale.

Da questa elezione si riparte per arrivare al prossimo obiettivo: il Piano del Cibo cittadino, una visione condivisa per il futuro alimentare della Capitale.

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“Remigrazione”: perché l’annullamento dell’evento alla camera è una buona notizia

“Remigrazione”: perché l’annullamento dell’evento alla camera è una buona notizia

Febbraio 3, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

L’evento sulla cosiddetta “remigrazione”, che avrebbe dovuto prendere luogo alla Camera venerdì 30 gennaio, è stato annullato.
Ed è una buona notizia. Una notizia che va detta con chiarezza, senza ambiguità e senza timidezze.

Perché “remigrazione” è una parola infame. Un termine costruito ad arte per addolcire ciò che in realtà è: deportazione, espulsione, negazione dell’umanità. Una parola finta, dietro cui si nasconde un’idea antica e pericolosa: dividere il mondo tra chi “merita” di restare e chi deve andarsene.

Portare queste ideologie neofasciste dentro i luoghi delle istituzioni è semplicemente inaccettabile. Non è confronto, non è pluralismo, non è democrazia. È una forzatura culturale e politica che va respinta con fermezza, senza tentennamenti.

Non c’entra nulla la libertà di pensiero, come qualcuno a destra — estrema destra — prova a raccontare. Il fascismo non è un’opinione tra le altre. È la negazione stessa del pensiero. È l’annullamento della libertà, dei diritti, della dignità delle persone. Dove c’è fascismo, il pensiero muore.

Parlare di “remigrazione” nel 2026 è disumano e fuori dal tempo. Viviamo in un mondo attraversato da guerre, crisi climatiche, povertà, migrazioni forzate. In questo contesto, non siamo davanti a un dibattito, ma a un’ideologia malata, a una propaganda che tenta di trasformare la paura in odio.

Ancora più grave è arrivare a dire che “l’antifascismo è una mafia”. È un punto bassissimo del discorso pubblico. Sono parole violente, che avvelenano il linguaggio e, di conseguenza, la società. Perché le parole non sono mai neutre: costruiscono mondi o li distruggono.

L’antifascismo non è uno slogan. Non è una bandiera da sventolare solo nelle ricorrenze. È una responsabilità quotidiana. È la scelta di stare dalla parte delle persone, dei diritti, della libertà.

Ed è scritto nella nostra Costituzione, nata per ricostruire una democrazia sulle macerie fisiche, culturali e morali lasciate dal fascismo.

Per questo non possiamo essere neutrali.
Per questo non possiamo essere tiepidi.

Fuori il fascismo dalle istituzioni. Sempre.

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Alex Pretti, 37 anni, infermiere. L’ultima vittima dell’ICE: le “milizie” di Trump

Alex Pretti, 37 anni, infermiere. L’ultima vittima dell’ICE: le “milizie” di Trump

Gennaio 26, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

A Minneapolis, in pieno giorno, Alex Pretti è stato ucciso dagli agenti dell’ICE, le milizie anti-immigrazione di Trump.
Alex era un infermiere, un cittadino americano, ed era sceso in strada come tanti altri per proteggere il proprio quartiere dai rastrellamenti della polizia anti-immigrazione.

I video verificati, che trovate in questo post, raccontano una verità chiara: Alex non era armato. In mano aveva un telefono, con cui stava documentando gli abusi. Dopo aver aiutato una donna spintonata a terra da un agente, è stato attaccato, colpito con spray al peperoncino, buttato a terra, immobilizzato e ucciso.
Dieci colpi di pistola contro un uomo disarmato.

Questa non è sicurezza.
È violenza di Stato.

La scia di crimini delle cosiddette forze anti-immigrazione, incoraggiate dalle politiche razziste e intimidatorie di Donald Trump, sta creando negli Stati Uniti un clima insostenibile, quasi da guerra civile. Chi protesta, chi difende i diritti, chi prova a opporsi a un sistema ingiusto viene represso, criminalizzato, ucciso.

E mentre i video smentiscono i fatti, c’è chi mente apertamente. La Segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, ha dichiarato che Alex fosse armato e pronto a sparare. Una versione falsa, smentita dalle immagini e dal buonsenso.

Fa ancora più male sapere che il governo italiano con le parole di Giorgia Meloni, ha scelto di essere alleato di questa deriva, arrivando persino a celebrare Trump come uomo di pace, auspicando di poterlo candidare al Premio Nobel.
Noi speriamo di no.

La storia giudicherà la crudeltà, l’inadeguatezza e l’ipocrisia di chi giustifica tutto questo.
Intanto il presente parla chiaro: le strade piene di persone che protestano negli Stati Uniti e nel mondo dimostrano che la dignità, i diritti e la libertà non si arrestano, non si intimidiscono, non si uccidono.

Alex Pretti non era un criminale.
Era una persona che difendeva altre persone.

Link ai video

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Sicurezza nel trasporto pubblico: un’emergenza che non può più essere ignorata

Sicurezza nel trasporto pubblico: un’emergenza che non può più essere ignorata

Gennaio 22, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

Massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori del trasporto pubblico, a partire da chi era in servizio sulla linea 46B. Quanto accaduto è gravissimo. Un colpo di arma da fuoco esploso contro un autobus non è “degrado”: è un atto criminale che mette seriamente a rischio la vita di chi lavora e di chi viaggia.

Poche ore prima dell’episodio, i sindacati avevano lanciato un appello chiaro: serve maggiore sicurezza per lavoratori e utenti. Poi, intorno alle 20, un bus Atac della linea 46B è stato colpito da uno sparo. A seguire, sempre sulla stessa linea, un altro mezzo è stato bersaglio di una sassaiola. Una sequenza che racconta con brutalità quanto l’allarme fosse fondato.

Questi atti non ci intimidiscono.
Il trasporto pubblico deve continuare a garantire il diritto alla mobilità in ogni quartiere della città, anche nei contesti più complessi. Ma questo può e deve avvenire solo assicurando condizioni di sicurezza reali e concrete per chi ogni giorno tiene in piedi il servizio.

Ieri, in Commissione Mobilità, durante un’audizione con le organizzazioni sindacali sul nuovo piano industriale di Atac, il tema della sicurezza è stato indicato da tutte e tutti come priorità assoluta. In particolare, è stata chiesta la riattivazione del tavolo istituzionale con la Prefettura per dare piena attuazione al protocollo sulla sicurezza firmato lo scorso ottobre e rimasto, finora, in gran parte inapplicato.

Dopo l’ennesima aggressione, i sindacati hanno chiesto un incontro urgente con il Prefetto e, in via temporanea, lo stop alle corse serali sulle linee più a rischio, fino al ripristino di condizioni adeguate. Una richiesta estrema, che mostra quanto la situazione sia diventata insostenibile per chi lavora.

Le aggressioni agli autisti non sono un’eccezione, ma una drammatica continuità: lavoratori accoltellati, picchiati, rapinati. Capolinea isolati, poco illuminati, stazioni senza adeguata sorveglianza. Fare l’autista oggi è diventato non solo un lavoro usurante, ma pericoloso.

Serve uno sforzo serio e immediato da parte del Governo. Salvini, invece di sottrarsi al confronto come ha fatto di fronte alle richieste avanzate dal sindaco Gualtieri, venga a Roma a occuparsi davvero della sicurezza nel trasporto pubblico.

Come Commissione Mobilità ci muoveremo subito: scriveremo al Prefetto per rafforzare il lavoro del tavolo sulla sicurezza, già avviato con Atac, e pretendere risposte concrete.

La sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori non è un tema secondario.
È una priorità assoluta. Sempre.

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Piano Casa e sicurezza: il governo “scappa” mentre le città soffrono

Piano Casa e sicurezza: il governo “scappa” mentre le città soffrono

Gennaio 21, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

Quando il Sindaco Roberto Gualtieri denuncia pubblicamente la mancanza di risorse per il Piano Casa e per la sicurezza notturna, Matteo Salvini evita il confronto. Non risponde, non chiarisce, non si assume responsabilità.

E lo fa da vicepresidente del Consiglio, proprio mentre il Paese avrebbe bisogno di risposte concrete su emergenze sociali che colpiscono milioni di persone. Serve più case popolari, più social housing per chi vive in povertà relativa o assoluta, e programmi strutturali per chi è senza tetto o senza fissa dimora.

E il governo? Annuncia, promette, ma non realizza nulla. Si parla di un Piano Casa da 100.000 alloggi in dieci anni, cioè 10.000 alloggi l’anno: troppo poco, se consideriamo che basterebbero meno di due anni per rimettere a disposizione le oltre 70.000 case popolari esistenti. Nella legge di bilancio 2026 non è previsto nemmeno un euro per questa emergenza. Così, la propaganda prende il posto delle politiche pubbliche, e il prezzo lo pagano i più fragili.

Sul fronte della sicurezza, la situazione non è migliore. I sindaci chiedono da tempo più presenza delle forze dell’ordine nelle ore serali e notturne, ma il governo tace. Forse perché conviene mantenere il problema irrisolto, da usare come strumento di propaganda invece che di intervento concreto.

Il cosiddetto Piano Casa Italia, più volte annunciato da Giorgia Meloni e Salvini, doveva contare su 15 miliardi di euro. Nella realtà, la legge di bilancio prevede solo 50 milioni nel 2027, 50 milioni nel 2028 e qualche cifra marginale fino al 2030. Nel 2026? Zero.

Questo è il governo del “nega, evita, fugge”: grandi annunci senza coperture, piani altisonanti senza soldi, mentre chi governa le città resta solo e le famiglie in difficoltà senza risposte.

Matteo Salvini scappa.

E con lui scappa l’idea che i problemi sociali possano essere affrontati con serietà e responsabilità. Roma, come tutte le città italiane, non ha bisogno di propaganda e assenze: ha bisogno di scelte concrete, risorse vere e rispetto istituzionale.

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Roma rallenta e diventa più sicura: al via la Zona 30 nella ZTL del Centro storico

Roma rallenta e diventa più sicura: al via la Zona 30 nella ZTL del Centro storico

Gennaio 15, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

Da oggi, 15 gennaio, all’interno della ZTL del Centro storico, il limite di velocità è fissato a 30 km/h. Una scelta che segna un passaggio importante nella politica della mobilità cittadina e che risponde a una richiesta chiara e diffusa.

Più sicurezza per chi cammina, per chi usa la bicicletta o i mezzi pubblici e per tutte le persone più fragili sulle strade: è questa la direzione indicata da cittadine e cittadini e assunta dall’amministrazione con questo intervento.

Ridurre la velocità non è una scelta ideologica. È una scelta concreta di governo della città.
Significa diminuire il rischio di collisioni, ridurne la gravità, abbassare la mortalità stradale e rendere lo spazio pubblico più vivibile, soprattutto in un’area dove la domanda di pedonalità è sempre più alta. È una decisione che tiene insieme sicurezza, qualità dello spazio urbano e diritto alla mobilità.

La Zona 30 è anche il risultato di un lavoro quotidiano di pianificazione e ascolto. Un lavoro che passa dal confronto con i territori, dagli interventi sulle strade, dalla messa in sicurezza dei punti critici, dall’attenzione ai comportamenti di guida e al modo in cui le persone attraversano, camminano e vivono la città.

La Zona 30 nel Centro storico non nasce da sola.
Si inserisce in una strategia più ampia che comprende attraversamenti pedonali rialzati, nuove strade scolastiche, interventi sui black point, controllo delle velocità e azioni continue di prevenzione. Un insieme coordinato di misure pensate per ridurre i rischi prima che si trasformino in incidenti.

È anche una scelta che riguarda ambiente e salute.
Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), la riduzione della velocità urbana contribuisce a diminuire le emissioni di CO₂, di ossidi di azoto e di particolato, oltre a ridurre l’inquinamento acustico, in un contesto in cui il traffico veicolare incide in modo significativo sull’inquinamento delle città.

È così che si costruisce una città più giusta: riducendo il differenziale tra chi è più forte e chi è più fragile, mettendo al centro le persone e scegliendo di prevenire, invece che intervenire dopo.

Roma cambia passo.
E lo fa attraverso visione, misure concrete e monitoraggio continuo, per una mobilità che tuteli la sicurezza, la salute e la qualità della vita di chi ogni giorno vive la città.

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Le proteste in Iran sono una lotta di libertà, non un pretesto per fare “affari”

Le proteste in Iran sono una lotta di libertà, non un pretesto per fare “affari”

Gennaio 14, 2026 0 Comments by Amministratore in Uncategorized

Quello che sta accadendo in Iran è, allo stesso tempo, doloroso e necessario. È doloroso per il prezzo altissimo che il popolo iraniano sta pagando: morti nelle strade, arresti arbitrari, condanne esemplari, una repressione che prova a spegnere ogni voce di dissenso. Un Paese messo a tacere anche attraverso l’oscuramento di internet, nel tentativo di impedire al mondo di vedere, raccontare e comprendere ciò che sta accadendo.

Ed è necessario perché questa rivolta nasce da una spinta autentica, popolare e profonda. Nasce da una domanda di libertà che non può più essere rimandata, compressa o cancellata con la forza.

La protesta in corso è una ribellione contro una dittatura religiosa che ha fatto del controllo il proprio strumento di governo: controllo dei corpi, delle vite, dei comportamenti, delle scelte individuali. Una dittatura che usa la violenza per mantenere il dominio e che risponde alle richieste di diritti con la repressione.

Ma la rivolta iraniana non è soltanto politica. È anche il risultato di condizioni materiali diventate insostenibili. Un’inflazione fuori controllo, stipendi che non permettono di vivere, povertà diffusa, un futuro sistematicamente negato soprattutto alle nuove generazioni.
Quando manca il pane, la libertà smette di essere un concetto astratto: diventa una necessità vitale.

Io sto dalla parte dei popoli che scelgono di ribellarsi in modo pacifico. Sto dalla parte di chi scende in piazza per reclamare diritti, per uscire da una dittatura e provare a costruire una democrazia.
Sto, senza ambiguità, dalla parte del popolo iraniano.

Allo stesso tempo, però, credo sia necessario mantenere uno sguardo lucido.
Le rivoluzioni si tradiscono quando diventano terreno di conquista per altri poteri.
Quando una protesta giusta viene piegata a fini geopolitici, utilizzata per ridisegnare equilibri internazionali o per mettere le mani su risorse strategiche che fanno gola a molti, come petrolio, gas e influenza.

Per questo non sto dalla parte di chi finanzia, arma o manovra le rivolte per i propri interessi.
Non sto dalla parte degli Stati Uniti quando minacciano interventi militari, né del cinismo di Donald Trump e dei suoi giochi di potere costruiti sulla pelle di un popolo oppresso.

E non mi convince nemmeno chi, come Reza Pahlavi, tenta di usare questa rivolta per legittimare un ritorno al passato con il favore delle potenze occidentali. Forzare quella direzione rischia di svuotare di senso una mobilitazione che nasce dal basso, che parla un linguaggio nuovo e che non chiede padroni né tutori.

Sostenere un popolo che lotta per la propria autodeterminazione è giusto.
Usarlo per altri fini è meschino.

La libertà dell’Iran non può essere concessa da nessuno.
Può nascere solo dal popolo iraniano.

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