Il piano Trump per Gaza: una farsa che umilia i diritti dei palestinesi
Il cosiddetto “comitato post-bellico” proposto da Trump non ha nulla a che vedere con la pace. È un progetto coloniale: esclude le autorità palestinesi, ignora la Cisgiordania, legittima la potenza occupante e affida a Tony Blair un ruolo di garante. Blair, che insieme a Bush ha devastato il Medio Oriente, viene oggi riproposto come architetto di stabilità. Un paradosso che svela la natura reale di questo piano.
Si parla di “pace” ma al tavolo siede Netanyahu, che nega apertamente la possibilità di uno Stato palestinese. Si definiscono ostaggi solo gli israeliani, mentre migliaia di palestinesi, compresi minori detenuti senza processo, vengono liquidati come “prigionieri”. È un linguaggio che distorce la realtà e calpesta la dignità di un popolo sotto occupazione e genocidio.
Eppure la pace nasce solo dal dialogo e dal coraggio politico. Una volta c’erano Arafat e Rabin: leader che rappresentavano l’idea che due popoli potessero riconoscersi e vivere fianco a fianco. Oggi invece assistiamo a un processo che cancella il dialogo, sostituendolo con un comitato di potenze esterne che nega la voce dei palestinesi e rafforza l’occupazione.
Grave anche la posizione del nostro governo, che riduce tutto a “Hamas ha iniziato la guerra il 7 ottobre”, cancellando decenni di occupazione illegale, apartheid e violazioni dei diritti umani. Un racconto parziale che non solo ignora la verità storica, ma legittima l’ingiustizia in corso.
Questo piano non costruisce pace: è l’ennesimo tentativo di imporre dall’esterno un assetto che priva i palestinesi del diritto all’autodeterminazione. È la negazione dei principi di libertà e giustizia che l’Occidente proclama, ma tradisce ogni giorno.
Il popolo palestinese non ha bisogno di bulli né di tutori stranieri: ha diritto alla libertà, alla fine immediata dell’occupazione e alla costruzione di uno Stato sovrano.
Roma ciclabile: non un sogno, ma una necessità
Leggendo l’articolo di Massimiliano Tonelli su Roma Today (“Chi osteggia le ciclabili nel 2025 è paragonabile a un no vax nel 2020”) mi sono tornati in mente i dati sugli incidenti causati dalle auto nella nostra città. Sono drammatici. Le piste ciclabili non sono un vezzo: rappresentano sicurezza, salute e libertà di scelta per chi ogni giorno si sposta in città.
L’auto come mito e le sue conseguenze
Roma continua a scontare il peso di un modello culturale che ha visto l’automobile come unico mezzo di trasporto possibile. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: traffico congestionato, inquinamento e pericolosità sulle strade.
Eppure, i dati del Rapporto Annuale sulla Mobilità mostrano chiaramente che quando aumentano le alternative all’uso dell’auto privata – bici, metropolitana, autobus, sharing – la città respira meglio e funziona meglio.
Investire sulla ciclabilità significa investire sulla salute
Strumenti come il BiciPlan, il GRAB (il Grande Raccordo Anulare delle Bici) e le infrastrutture ciclabili ben collegate non sono “comodità”, ma investimenti in salute e giustizia sociale. Rendere sicuro e accessibile l’uso della bici significa garantire democrazia urbana: chi non può o non vuole usare l’auto deve avere le stesse opportunità di muoversi in modo sicuro e dignitoso.
Una città che si cura da sola
Una Roma ciclabile e intermodale non è un progetto elitario, al contrario: è una risposta concreta ai problemi quotidiani. Significa ridurre lo smog nelle giornate critiche, alleviare la congestione del traffico, rendere più sicuri gli spazi davanti alle scuole e restituire vivibilità ai quartieri periferici.
Le ciclabili, in altre parole, salvano vite.
Non più un’alternativa, ma la soluzione
Roma ciclabile sarà una vittoria collettiva. Non c’è “fare la spesa” o “accompagnare i bambini a scuola” che possa essere contrapposto a questo obiettivo: la mobilità sostenibile è parte della soluzione, non del problema.
Una città che investe sulla bici investe sul proprio futuro.
Rapporto Annuale sulla Mobilità 2025: tra sfide e innovazione
Si è tenuta il 24 settembre, nello spazio suggestivo dello Stadio di Domiziano, la presentazione del Rapporto Annuale sulla Mobilità di Roma 2024, a cura di Roma Servizi per la Mobilità. Un documento ricco di dati e analisi che non si limita a fotografare la situazione attuale, ma diventa uno strumento fondamentale per pianificare le politiche pubbliche e comprendere come stia cambiando il modo di spostarsi in una città vasta e complessa come Roma.
I numeri: troppe auto e incidenti
I dati evidenziano un quadro chiaro: nella Capitale circolano ancora 1,8 milioni di automobili e il numero di incidenti rimane elevato. Una situazione che conferma l’urgenza di una rivoluzione culturale nella mobilità, capace di ridurre la dipendenza dall’auto privata e aumentare la sicurezza stradale.
I segnali di cambiamento
Accanto alle criticità, il Rapporto mostra anche progressi concreti. Negli ultimi anni si è registrata:
- una maggiore efficienza del trasporto pubblico, con un’attenzione crescente alla sostenibilità ambientale;
- la crescita costante della sharing mobility, ormai parte integrante delle abitudini di spostamento dei romani;
- primi risultati positivi sulla sicurezza stradale, grazie a interventi come gli attraversamenti pedonali rialzati e l’estensione delle zone 30 km/h.
Le priorità per il futuro
Per rendere Roma una città più equa e sostenibile sarà decisivo:
- fidelizzare l’utenza del trasporto pubblico e renderlo sempre più competitivo rispetto all’auto privata;
- rafforzare le infrastrutture e sviluppare nuove alternative di mobilità;
- colmare le disuguaglianze tra centro e periferia, garantendo pari opportunità di accesso ai servizi in tutti i municipi.
La sfida del Giubileo
Il Giubileo 2025 rappresenta un banco di prova cruciale: gestire milioni di spostamenti tra residenti e visitatori da tutto il mondo significherà mettere alla prova la capacità organizzativa e innovativa della Capitale.
Una direzione chiara
La strada è tracciata: intermodalità, incentivi alla mobilità sostenibile e un cambiamento culturale che metta al centro le persone.
Roma si muove. E continuerà a farlo in modo intelligente, sicuro e sostenibile.
L’Assemblea Capitolina torna a Rebibbia: ascolto, dignità, futuro e speranza
Il 23 settembre l’Assemblea Capitolina è tornata, dopo oltre vent’anni, a riunirsi all’interno dell’Istituto Penitenziario di Rebibbia. L’ultima volta accadde nel 2002, con il sindaco Walter Veltroni: un segno forte allora, un impegno che oggi vogliamo rinnovare.
Abbiamo scelto di essere presenti non solo simbolicamente, ma con la convinzione che i luoghi della detenzione non siano un mondo a parte, bensì parte integrante della nostra città. Consideriamo gli istituti carcerari come un vero e proprio “sedicesimo municipio”, che deve poter contare sull’impegno concreto dell’amministrazione capitolina.
Parliamo della necessità di realizzare impianti sportivi e palestre, di rafforzare i collegamenti del trasporto pubblico per facilitare le visite dei familiari, di sostenere progetti di lavoro e di formazione, di sviluppare percorsi di reinserimento e di garantire soluzioni abitative per chi non ha una casa o una rete di sostegno. Significa immaginare strumenti concreti che permettano, laddove possibile, di scontare la pena fuori dal carcere, con dignità e responsabilità.
Ma soprattutto, oggi abbiamo raccolto istanze precise, bisogni concreti, domande di futuro. Il nostro compito, come istituzioni, è farcene carico con serietà e responsabilità, perché le persone non si riducono ai reati che hanno commesso né agli errori compiuti: sono storie, percorsi di vita, frammenti di comunità che meritano ascolto e dignità.
Una città giusta, un Paese democratico, non voltano lo sguardo altrove, ma si assumono la responsabilità di accompagnare quelle storie, trasformando le promesse in azioni e i muri in ponti di cittadinanza.
Innovazione e sostenibilità: il “ferro” come motore del cambiamento
Oggi, nello spazio di Ceo For Life a Piazza Montecitorio, ho partecipato alla tavola rotonda “Nuove tecnologie e mobilità sostenibile: quale futuro per il trasporto ferroviario”. Un appuntamento significativo, inserito all’interno della Settimana Europea della Mobilità e della Giornata Nazionale Mobilità Sostenibile e Smart Cities, che ha visto insieme istituzioni, imprese, mondo della ricerca e associazioni.
È stato un momento prezioso per discutere di come rendere il trasporto ferroviario – sia convenzionale che ad idrogeno – sempre più innovativo, sicuro e competitivo. La sfida che abbiamo davanti è chiara: se tra casa e lavoro ci vogliono 48 minuti in auto e 49 con il trasporto pubblico, quasi tutti scelgono l’auto. Il nostro compito è cambiare questa logica, facendo in modo che la scelta naturale ricada sui mezzi pubblici.
Per riuscirci servono puntualità, comfort, affidabilità e un’integrazione reale con gli altri sistemi di mobilità: ferrovia regionale, sharing, micromobilità. L’innovazione che stiamo portando avanti va proprio in questa direzione: strumenti già operativi come il Tap&Go, che contrasta l’evasione tariffaria, e progetti più ambiziosi come una bigliettazione unica e integrata, sul modello del MaaS (Mobility as a Service), capace di garantire con un solo accesso tutti i mezzi di trasporto.
Se le cittadine e i cittadini di Roma potranno contare su certezze, comodità e integrazione, sceglieranno il trasporto pubblico. Questa è la nostra sfida, ed è anche la nostra responsabilità.
Settimana Europea della Mobilità: Roma città accessibile e giusta
La mobilità sostenibile non è soltanto una sfida ambientale: è una questione di giustizia sociale e di democrazia dello spazio pubblico. Roma sarà davvero una città giusta solo quando sarà accessibile a tutte e a tutti, senza distinzioni.
Quest’anno la Commissione Europea ha scelto di dedicare la Settimana della Mobilità al tema dell’accessibilità, un tema che ci riguarda da vicino perché significa trasporti più inclusivi, sicuri e sostenibili, indipendentemente dal reddito, dalle condizioni fisiche o sociali.
Come Commissione Mobilità saremo presenti ai tanti eventi diffusi in tutta la città e abbiamo deciso di promuoverne due con un significato particolare: il primo insieme all’Unione Italiana Ciechi, per sperimentare e riflettere su cosa significa vivere la città senza la vista; il secondo con le associazioni che difendono i diritti delle persone con disabilità, per confrontarci su ciò che sta cambiando e su ciò che invece va ancora migliorato.
Dal 16 al 22 settembre Roma sarà protagonista della Settimana Europea della Mobilità, un’occasione non solo di confronto, ma anche di immaginazione collettiva: una città più sostenibile, più inclusiva, più giusta.
Tranvie: il futuro della mobilità di Roma
La rete tranviaria non è soltanto un’infrastruttura di trasporto. È una scelta politica precisa, che guarda al futuro di Roma e alla qualità della vita delle persone. Significa puntare su una città più sostenibile, sicura e moderna, capace di dare risposte concrete ai bisogni quotidiani.
In Commissione Mobilità abbiamo fatto il punto su un percorso complesso, ma che finalmente sta diventando realtà. I cantieri sono aperti, le autorizzazioni arrivano, le nuove linee procedono e gli interventi di manutenzione restituiscono forza e affidabilità alla rete già esistente.
La linea Togliatti prosegue secondo il cronoprogramma, la Verano–Tiburtina è già entrata nella fase di cantiere, la Termini–Giardinetti–Tor Vergata avanza con i passaggi autorizzativi, mentre la TVA resta il progetto più impegnativo. Anche qui, però, non ci fermiamo: lo affronteremo con determinazione insieme agli enti competenti, perché sappiamo quanto sia strategico per la città.
Accanto alle infrastrutture, si muove anche il fronte dei mezzi: nuovi tram sono in arrivo per potenziare la flotta, mentre la linea 19 tornerà a correre in modalità bidirezionale, con un nuovo capolinea a Prati, in un quadrante che nei prossimi anni vivrà trasformazioni decisive.
Roma ha bisogno di coraggio e visione. Portare avanti queste opere non significa solo posare binari o spostare sottoservizi, ma ridisegnare la città, liberarla dal traffico e dall’inquinamento, restituire tempo e spazio alle persone. Vuol dire aprire la strada a una capitale che sceglie di guardare avanti e di costruire il proprio futuro giorno dopo giorno, cantiere dopo cantiere.
Recupera qui la commissione: https://www.webtvromacapitale.it/portal/watch/commission/2075022e-2964-40b9-9442-9dfcf514fbfe?fbclid=IwY2xjawM5FmNleHRuA2FlbQIxMAABHhCDcUtPIkBuhQ88d8EUbBKGJiAx4tH0Pu3UY2vHP1O_W7sIM9xPlTUaQfxI_aem_95ATRLOAQbDWbAIur6Cgow
Sopralluogo alla scuola materna “Il Giardino di Sara”: investire nell’infanzia del Municipio X
Insieme agli assessori Valentina Prodon e Andrea Morelli, ho visitato la scuola materna “Il Giardino di Sara” nel Municipio X. L’incontro con educatrici e coordinatrice del plesso ha permesso di ascoltare le esigenze della scuola, confrontarsi sulle proposte e verificare direttamente gli spazi insieme all’associazione dei Donatori di Sangue del Bambino Gesù.
Tra le priorità emerse, la manutenzione del verde e piccoli interventi infrastrutturali hanno catturato la nostra attenzione, con l’obiettivo di rendere l’ambiente più sicuro e accogliente. In particolare, abbiamo deciso di finanziare la realizzazione di una nuova copertura in legno per gli spazi esterni, che permetterà a bambine, bambini e insegnanti di utilizzare l’area in sicurezza, anche nelle giornate di pioggia.
Con l’avvicinarsi dell’inizio del nuovo anno scolastico, il 15 settembre, la scuola si prepara ad accogliere nuovamente le sue classi. Anche se oggi le aule erano ancora vuote, si percepiva già la voglia di ripartire e di costruire esperienze di apprendimento e crescita condivisa.
Investire nelle scuole dell’infanzia significa costruire il futuro della città. Progetti dedicati allo sviluppo emotivo dei bambini, alla collaborazione con realtà del territorio e alla creazione di comunità educanti fanno del Giardino di Sara molto più di una semplice scuola, ma un vero punto di riferimento per l’intero Municipio X.
Under 19: viaggiare a Roma con Atac costa solo 50 euro all’anno
Con il ritorno a scuola, il trasporto pubblico torna a essere parte integrante della quotidianità di centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze a Roma. Per chi ha meno di 19 anni, viaggiare con Atac diventa semplice, comodo e conveniente, grazie all’abbonamento annuale Metrebus disponibile a tariffa unica di soli 50 euro.
Si tratta di una misura pensata per sostenere le famiglie, facilitare gli spostamenti quotidiani e incentivare i più giovani a vivere la città muovendosi in modo sostenibile. Uno strumento che trasforma il trasporto pubblico in un vero alleato nelle giornate di scuola e attività extrascolastiche, educando le nuove generazioni a un modo di muoversi più moderno e responsabile.
La nostra Amministrazione ha voluto fortemente questa iniziativa e ha già chiesto alla Regione Lazio di valutare un’estensione anche per gli studenti universitari. L’obiettivo è chiaro: rendere Roma una città più equa e accessibile, dove il trasporto pubblico non sia un ostacolo ma un’opportunità.
Per tutte le informazioni sull’abbonamento e su come attivarlo, è possibile consultare il sito di Atac: Under 19 Metrebus.
Roma a fianco della Global Sumud Flotilla
In questi giorni, insieme a tante colleghe e tanti colleghi della maggioranza in Assemblea Capitolina, ho sottoscritto una mozione per chiedere che Roma Capitale si schieri con decisione al fianco della Global Sumud Flotilla.
La Flotilla è una missione di pace, solidarietà e aiuti umanitari per Gaza, portata avanti da decine di imbarcazioni provenienti da tutto il mondo, cariche di viveri, medicine e beni di prima necessità. Un gesto straordinario di umanità e coraggio che non può e non deve essere ostacolato.
La tragedia che sta vivendo la popolazione civile palestinese è sotto gli occhi di tutti: donne, uomini e soprattutto bambini stremati da fame, privazioni e bombardamenti. Non possiamo restare indifferenti. Con questa mozione chiediamo al Governo italiano di tutelare la missione della Flotilla, garantire lo sbarco degli aiuti e farsi promotore di un’azione internazionale che metta fine al massacro e apra la strada a una pace giusta e duratura.
Purtroppo, nonostante la Presidente Meloni abbia dichiarato che l’Italia proteggerà i nostri connazionali a bordo, in Aula gli esponenti di Fratelli d’Italia hanno impedito il voto della mozione. Una contraddizione che lascia l’amaro in bocca, perché il tema non è politico ma umanitario.
Lo scorso sabato 6 settembre ho preso parte, insieme alle colleghe, ai colleghi e al sindaco Roberto Gualtieri, alla grande manifestazione in piazza del Campidoglio a sostegno della Flotilla. Una piazza piena, calorosa, che ha gridato con forza il bisogno di pace e giustizia.
Roma non può e non deve voltarsi dall’altra parte. Difendere i civili, sostenere la pace, fermare il genocidio: questo è il senso della nostra mozione e della mobilitazione che vogliamo portare avanti dentro e fuori le istituzioni.