Salute mentale. Approvato il Piano Nazionale 2025–2030: una nuova visione per la cura e la prevenzione
Il 29 dicembre è stato approvato il Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025–2030.
Un passaggio importante, atteso da tempo, che arriva dopo anni in cui il disagio psicologico è cresciuto sotto gli occhi di tutte e tutti, in modo evidente soprattutto tra giovani, famiglie e persone più fragili.
Per troppo tempo la salute mentale è rimasta ai margini delle politiche pubbliche, affrontata spesso solo in chiave emergenziale. Questo Piano prova finalmente a cambiare prospettiva, aggiornando un impianto che non veniva rivisto da oltre dieci anni e introducendo una visione bio-psico-sociale, più aderente alla complessità delle vite reali.
Il rafforzamento dell’assistenza territoriale e la centralità della persona sono elementi qualificanti del nuovo PANSM. Non si parla solo di cura, ma anche di prevenzione, di continuità dei percorsi, di inclusione sociale e di contrasto allo stigma che ancora oggi accompagna il disagio psicologico.
Tra le novità più rilevanti c’è l’istituzione della Psicologia di Assistenza Primaria, collocata nei Distretti sanitari e nelle Case della Comunità, con l’obiettivo di rendere l’aiuto psicologico più accessibile, vicino, precoce. Un cambio di paradigma che può ridurre la distanza tra le persone e i servizi, evitare la cronicizzazione del disagio e favorire una presa in carico integrata.
Allo stesso tempo, viene riconosciuto in modo strutturale il ruolo dello psicologo nei consultori, soprattutto nel lavoro con minori e famiglie, e viene valorizzata la formazione pubblica attraverso l’inserimento delle scuole di specializzazione.
Lo dico da persona che sta facendo un percorso di psicoterapia.
Lo dico da politico.
Ma lo dico soprattutto da psicologo: questo Piano può rappresentare una svolta reale.
Detto questo, è giusto essere chiari. Un Piano, da solo, non basta.
La differenza la faranno l’attuazione concreta, le risorse stanziate, il numero adeguato di professionisti sul territorio, la volontà politica di considerare la salute mentale un diritto universale, non un privilegio per pochi.
Questa è una possibilità aperta.
Ora servono scelte coerenti e investimenti veri.
Perché la salute mentale non è una questione individuale.
È, prima di tutto, una questione di giustizia sociale.
Trump “uomo di pace” bombarda il Venezuela e cattura il presidente Maduro e sua moglie
Nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare su larga scala contro il Venezuela. Il presidente Donald Trump ha annunciato attraverso i suoi canali ufficiali che forze statunitensi hanno colpito obiettivi nel territorio venezuelano e che il presidente Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sarebbero stati catturati e portati fuori dal Paese.
Al di là di ogni giudizio politico sul governo venezuelano, un punto deve essere affermato con chiarezza: colpire uno Stato sovrano con bombardamenti e raid militari rappresenta una violazione grave del diritto internazionale. Non esistono giustificazioni accettabili che possano rendere legittima un’azione di questo tipo.
La guerra non è uno strumento di politica estera. È il fallimento della politica.
Dietro questa escalation militare è difficile non intravedere interessi economici enormi. Il Venezuela possiede le più vaste riserve petrolifere del mondo e il controllo di queste risorse è da sempre un nodo strategico che condiziona equilibri geopolitici e relazioni di potere. La motivazione ufficiale evocata da Trump, la cosiddetta “guerra al narcotraffico”, appare sempre più come un mero alibi per destabilizzare l’area.
L’obiettivo reale sembra essere un cambio di regime. Il sostegno a María Corina Machado, favorevole alla privatizzazione del settore energetico, va letto in questa direzione: creare le condizioni politiche per consentire alle compagnie statunitensi di accedere direttamente alle immense riserve venezuelane, trasformando il petrolio in una leva di profitto e di controllo strategico. Attaccare il Venezuela rischia così di servire a imporre un governo allineato agli interessi statunitensi.
Ogni volta che una grande potenza sceglie la forza al posto della diplomazia, si indebolisce l’idea stessa di ordine internazionale. Si torna a una logica di dominio, dove il diritto viene piegato agli interessi del più forte e la sovranità dei popoli diventa negoziabile.
Di fronte a tutto questo, l’Europa non può restare spettatrice. Deve affermarsi come soggetto politico autorevole, parlare con una sola voce, condannare ogni violazione della sovranità e lavorare con determinazione per soluzioni diplomatiche e pacifiche. Il silenzio o l’ambiguità non sono neutralità: sono corresponsabilità.
Il mio pensiero va prima di tutto ai civili, che come sempre pagano il prezzo più alto di queste scelte: vite spezzate, città colpite, famiglie travolte dalla violenza.
La pace non è un’opzione. È un dovere morale.
E allora la domanda resta, inevitabile: se la guerra diventa uno strumento ordinario della politica internazionale, che differenza c’è tra Putin, Netanyahu e Trump?
La Metro D non è un’utopia: è una scelta di democrazia urbana
Parlare oggi della Metro D della metropolitana di Roma non significa inseguire un’idea irrealizzabile, ma raccontare con chiarezza la direzione che questa amministrazione ha scelto per il futuro della città. Una direzione che mette il trasporto pubblico al centro come strumento reale di equità, accessibilità e sostenibilità.
La Linea D è parte integrante della cura del ferro, una strategia che non si è mai fermata e che in questi anni ha già prodotto risultati concreti: nuove stazioni, nuovi treni, più chilometri di rete, più persone che possono muoversi senza dipendere dall’auto privata. È dentro questo disegno che si colloca la quarta linea della metropolitana: un’infrastruttura pensata per allargare l’area della città realmente accessibile, collegare quartieri oggi penalizzati e ridurre le distanze sociali prima ancora che quelle geografiche.
Il tracciato definito collega il quadrante nord-est con il centro storico, Trastevere e l’Eur, attraversando zone densamente abitate e oggi poco servite dal ferro. Ventisette stazioni per oltre trenta chilometri di linea, con interscambi strategici con le linee A, B/B1 e C: una scelta che non risponde a un’astrazione tecnica, ma a un principio politico preciso. Rendere il trasporto pubblico un diritto, non un privilegio.
Quando diciamo che la mobilità è un fatto democratico, intendiamo questo: dare a più persone la possibilità di raggiungere lavoro, studio, servizi e relazioni in tempi certi, in modo sostenibile e sicuro. La Linea D nasce con questo obiettivo e si affianca al completamento della Metro C, ai prolungamenti delle linee esistenti, agli investimenti sulla rete ferroviaria urbana. Non è un progetto isolato, ma un tassello fondamentale di un disegno più ampio.
Sappiamo che realizzare grandi infrastrutture a Roma richiede tempo, serietà e programmazione. Proprio per questo oggi è fondamentale mettere a terra le scelte, aggiornare i progetti, definire i tracciati, costruire le condizioni perché nei prossimi anni i cantieri possano partire. Governare significa assumersi questa responsabilità, anche quando i risultati non sono immediati.
La Linea D non è una promessa astratta né un esercizio di immaginazione. È la conferma di una visione di città che investe sul trasporto pubblico come leva di giustizia sociale e ambientale. Una Roma che sceglie il ferro per essere più connessa, più vivibile e più uguale.
La cura del ferro continua. E con essa continua il lavoro per una mobilità davvero al servizio di tutte e tutti.
Approvato il Bilancio di Roma Capitale: investimenti concreti per diritti, servizi e qualità urbana
Sono stati giorni intensi, lunghi, a tratti faticosi. Giorni di lavoro serrato in Aula e nelle Commissioni, dedicati a una manovra di bilancio che non è fatta di numeri astratti, ma di scelte politiche che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone e sul futuro di Roma Capitale.
Abbiamo approvato il bilancio nei tempi previsti, assumendoci una responsabilità importante: garantire stabilità, continuità amministrativa e la possibilità di programmare con serietà il futuro della città. Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto in un contesto segnato dalla progressiva riduzione delle risorse da parte del Governo, come dimostra il taglio di 50 milioni di euro sulla Metro C. Nonostante questo, abbiamo scelto di dare un’anima alle scelte finanziarie.
Questo bilancio ha una chiara vocazione sociale. Mettere al centro le persone non è uno slogan: significa lavorare per dimezzare le liste di attesa per l’assistenza alle persone più fragili, rafforzare i servizi sociali, investire sul diritto alla casa, ridurre le disuguaglianze e ricucire una città che troppo spesso rischia di lasciare indietro chi è in maggiore difficoltà.
Accanto alla dimensione sociale, il bilancio conferma una forte attenzione agli investimenti infrastrutturali e alla qualità urbana. Parliamo di manutenzione straordinaria delle linee metropolitane, rafforzamento del ciclo dei rifiuti, cura del verde e del decoro urbano: scelte strutturali che guardano in modo concreto al futuro di Roma e dei suoi territori.
Per il Municipio X sono previsti interventi importanti e attesi: 10 milioni di euro tra il 2026 e il 2027 per la riqualificazione del Parco della Madonnetta e 5 milioni di euro nel 2026 per la sistemazione delle aree demaniali di Castel Porziano. Due interventi strategici che parlano di tutela ambientale, spazi pubblici e qualità della vita.
Continuiamo inoltre a investire sulle infrastrutture della mobilità e sull’attenzione alle nuove generazioni, con il rafforzamento delle politiche giovanili nei Municipi. Scelte che disegnano una città più giusta, più moderna e più vivibile.
Il voto favorevole arrivato anche oltre i confini della maggioranza è un segnale politico chiaro: il progetto di governo della città è riconosciuto e condiviso. È un risultato che nasce dal lavoro collettivo, dalla serietà e dalla visione portata avanti in questi anni dal Sindaco Roberto Gualtieri, dalla Giunta, dagli uffici capitolini e da tutte e tutti i consiglieri che hanno lavorato senza sosta in Commissione e in Aula.
Questo bilancio non è un punto di arrivo, ma uno strumento.
Uno strumento per continuare a trasformare Roma, renderla più equa, più solidale e all’altezza delle sfide che abbiamo davanti.
Ora si va avanti, con ancora più responsabilità.
Aree di sosta dedicate per la sharing mobility: un passo avanti per l’accessibilità a Roma
Le aree di sosta dedicate per bici e monopattini in sharing nel centro di Roma rappresentano una novità importante, perché rispondono a un’esigenza che nel tempo è emersa con sempre maggiore chiarezza. La diffusione della mobilità in sharing ha portato benefici evidenti in termini di sostenibilità e alternative all’auto privata, ma ha anche reso necessario un intervento di regolamentazione, soprattutto sul tema della sosta.
Di questa necessità si è discusso più volte nel corso delle audizioni, nel confronto istituzionale e attraverso un costante lavoro di ascolto delle associazioni e dei territori. Le criticità legate alla sosta incontrollata di bici e monopattini sono state evidenti e ripetute, e non potevano più essere ignorate.
Era chiaro che la mobilità in sharing, per funzionare davvero in modo efficace e ordinato, avesse bisogno di regole più precise. Regolamentare, però, non significa ostacolare l’innovazione, ma al contrario creare le condizioni perché i servizi possano funzionare meglio, integrandosi correttamente nello spazio urbano.
Gli stalli dedicati vanno esattamente in questa direzione: rendono il servizio più efficiente e, allo stesso tempo, liberano i marciapiedi, migliorando la fruibilità degli spazi pubblici.
I primi stalli sono già stati realizzati a Trastevere, in via San Michele e via del Porto, e saranno progressivamente estesi ad altre aree del centro storico, tra cui lungotevere Porto di Ripa Grande, Salita della Lungara e le piazze di Santa Cecilia e San Cosimato. Le postazioni sono chiaramente riconoscibili grazie a segnaletica verticale e orizzontale che ne indica l’utilizzo esclusivo per bici e monopattini in sharing.
Nelle prossime settimane gli interventi interesseranno in modo particolare il quadrante Prati–Trionfale–Borgo Pio, uno dei più delicati della città per la sua vicinanza al Vaticano e per l’elevata presenza di flussi turistici e commerciali. Qui sono previsti due stalli in piazza Cavour, all’angolo con via Crescenzio e via Dionigi, oltre a una nuova area di sosta in via Angelo Emo, all’incrocio con via Vittor Pisani. In un contesto già interessato da pedonalizzazioni e riqualificazioni urbane, l’obiettivo è evitare che i mezzi in sharing occupino impropriamente marciapiedi e spazi pedonali.
Successivamente gli stalli verranno attivati anche nel quartiere Della Vittoria, con nuove postazioni in viale Giuseppe Mazzini, lungo la Circonvallazione Clodia e in via Monte Santo, per poi estendersi alle piazze Beinsizza, Monte Grappa e delle Cinque Giornate.
Entro gennaio è inoltre prevista l’installazione di stalli in via Alessandro Torlonia, accanto all’omonima villa nel II Municipio, completando così un primo quadro di interventi che dal centro storico si estende progressivamente ad altri quadranti della città.

Negli ultimi anni la sosta selvaggia ha avuto un impatto concreto sulla vita quotidiana di molte persone, colpendo in modo particolare chi si trova in una condizione di maggiore fragilità. Persone con disabilità visiva, persone anziane, genitori con passeggini e chi utilizza la sedia a ruote hanno spesso dovuto fare i conti con marciapiedi ostruiti e percorsi resi difficili o pericolosi.
Si tratta di una questione che riguarda direttamente l’accessibilità e il diritto di tutte e tutti a muoversi in sicurezza.
L’introduzione delle aree di sosta dedicate dimostra che governare la mobilità significa tenere insieme sostenibilità, qualità dello spazio urbano e diritti delle persone.
È questa la direzione necessaria per costruire una città più accessibile, più sicura e capace di mettere davvero al centro chi la vive ogni giorno.
Metro C, inaugurate le nuove stazioni Colosseo–Fori Imperiali e Porta Metronia
Oggi Roma inaugura due nuove stazioni della metropolitana, Colosseo–Fori Imperiali e Porta Metronia, un passaggio importante che incide davvero sulla vita quotidiana delle persone e sul modo in cui la città si muove.
Sono stazioni che rendono gli spostamenti più semplici, più veloci e più accessibili, perché collegano meglio il quadrante est con il centro storico e accorciano distanze che per troppo tempo sono state anche sociali e funzionali. Roma diventa così più continua, meno frammentata, più facile da attraversare ogni giorno.
Con queste aperture il trasporto pubblico si connette davvero. A Colosseo–Fori Imperiali la linea C si integra direttamente con la linea B, creando uno snodo fondamentale della rete metropolitana, mentre Porta Metronia, con i suoi cinque livelli sotterranei e una profondità che arriva a circa 30 metri, organizza flussi, accessi e percorsi in modo chiaro e moderno.
Sono stazioni progettate e realizzate con la tecnica del top down archeologico, una scelta che ha permesso di lavorare in sicurezza in uno dei contesti più complessi d’Europa, facendo convivere ingegneria, tutela del patrimonio e qualità dello spazio pubblico.
In una città antica e stratificata come Roma, il futuro passa anche da qui, sotto i nostri piedi, senza cancellare l’identità ma costruendo infrastrutture all’altezza della sua storia.
E non sono solo stazioni. Sono anche luoghi che raccontano la città, dove il viaggio quotidiano incontra l’archeologia: dai reperti visibili lungo i percorsi di Colosseo–Fori Imperiali fino agli spazi museali di Porta Metronia, che valorizzano la Domus del Comandante, un’area archeologica di oltre 1.700 metri quadrati integrata nella stazione.
Il trasporto pubblico su ferro resta la scelta su cui investire con continuità: nuove stazioni della Metro C, nuovi tratti di linea, nuove tranvie. Scelte concrete che migliorano la mobilità e, insieme, la qualità della vita.
Roma si muove, e lo fa guardando avanti.
Ed è sempre più agile.

























Acilia, mobilità e nuove infrastrutture: cosa è emerso dall’assemblea pubblica
Il 5 dicembre al Centro Social per Anziani “San Giorgio”, si è svolta l’assemblea pubblica “Cambiare Acilia”, un appuntamento che ha riunito cittadine, cittadini e rappresentanti istituzionali per discutere del parcheggio di scambio e delle nuove infrastrutture dedicate alla mobilità nel quadrante sud della città. È stato un incontro partecipato, intenso, in cui il confronto diretto ha lasciato spazio a domande, riflessioni e proposte concrete.
La presenza istituzionale era ampia: sono intervenuti il Sindaco Roberto Gualtieri, l’Assessore ai Trasporti Eugenio Patanè, l’Assessore ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini e il Presidente del Municipio X Mario Falconi, insieme alle presidenti e ai presidenti delle Commissioni capitoline. Un parterre che ha permesso di fare il punto su tempi, modalità e priorità dei lavori, affrontando il tema della mobilità da diverse prospettive e con un focus comune: rendere gli spostamenti più sicuri, sostenibili ed efficienti.
Per me, che sono nato e cresciuto nel X Municipio, partecipare a questo incontro ha avuto un significato particolare. Non è solo una questione amministrativa: è casa, è il luogo in cui sono cresciuto e in cui continuo a vivere ogni giorno i bisogni, le criticità e le potenzialità di questo territorio. Ascoltare le persone, confrontarsi su ogni intervento, costruire risposte insieme: è questo il cuore del mio lavoro.
Durante l’assemblea è stato possibile fare un punto concreto sui risultati già raggiunti. La città ha investito per completare la stazione Acilia Sud-Dragona e il ponte ciclopedonale, per avanzare sul progetto del Ponte della Scafa, per ripristinare il bus 060 da Acilia a Fiumicino e riorganizzare la viabilità di Via del Mare, Via Ostiense, il rondò di Ostia Antica e il ponte sul Tevere. Si è parlato anche del Sentiero Pasolini, un esempio di come mobilità dolce e valorizzazione del territorio possano camminare insieme, e della proposta di una BRT sulla Cristoforo Colombo, pensata per rendere più rapidi e prevedibili gli spostamenti.
Al centro del confronto c’erano però soprattutto le opere in programma: il futuro parcheggio di scambio con 218 posti auto e 61 stalli per bici e moto, la riqualificazione delle aree verdi adiacenti e il progetto del sovrappasso pedonale accessibile tra Acilia Sud e Dragona. Interventi che rappresentano un tassello importante per migliorare l’intermodalità, ridurre la pressione del traffico privato e offrire alternative più comode e sicure per chi si muove ogni giorno in questo quadrante.
L’assemblea del 5 dicembre ha mostrato qualcosa che spesso dimentichiamo: quando istituzioni e cittadini si ascoltano davvero, quando c’è trasparenza sugli obiettivi e chiarezza sui passaggi, la città cresce meglio. Il futuro di Acilia non si scrive da soli: si costruisce insieme, passo dopo passo, con la forza della sua comunità.
Una città in movimento: il racconto di MobilitiAmo Roma 2025
MobilitiAmo Roma 2025 è stato, ancora una volta, un momento potentissimo. Un racconto corale, sincero, concreto: il racconto di una città che ogni giorno si muove, cambia, cresce.
Lunedì 1 dicembre, nella sala dedicata a David Sassoli, una persona speciale per me, che ha incarnato una visione alta della democrazia e del servizio pubblico, ci siamo ritrovati davanti al cantiere più importante d’Italia: la futura Stazione Venezia della Metro C. Un simbolo nitido di ciò che vogliamo essere: una Roma che costruisce, che si prepara, che guarda al domani con coraggio e determinazione.
Siamo consapevoli che l’oggi non è perfetto, che i disagi e i rallentamenti non sempre rendono semplice la vita quotidiana. Lo sappiamo e lo riconosciamo con sincerità. Ma sappiamo anche che questo “fastidio” da città cantierizzata è il segno di un tempo nuovo: stiamo recuperando anni in cui Roma era rimasta ferma, e quei cantieri che oggi chiedono pazienza sono la condizione indispensabile per una città che domani sarà più veloce, più connessa, più sicura, più vivibile. È nella fatica del presente che si costruisce il futuro.
Da lì abbiamo ripercorso un anno intenso di lavoro fatto di sopralluoghi, commissioni, incontri, video call, inaugurazioni. Oltre 300 riunioni per ascoltare, indirizzare, controllare, proporre, costruire. Perché MobilitiAmo Roma è questo: il racconto vivo di un lavoro quotidiano, fatto insieme a tantissime persone che ogni giorno contribuiscono alla mobilità della nostra città.
Abbiamo dato voce ai quattro tavoli tematici: Roma sicura, Roma si muove, Roma sostenibile, Roma accessibile, e a tutte le persone che, con passione e competenza, hanno portato idee, bisogni e visioni che arrivano dai territori e dalla vita reale delle cittadine e dei cittadini.
E poi le istituzioni, le aziende del trasporto pubblico, la Consulta per la Sicurezza Stradale, le colleghe e i colleghi dell’Assemblea Capitolina, il Sindaco Roberto Gualtieri, l’Assessore Eugenio Patanè, Roma Servizi per la Mobilità, ATAC, Roma Metropolitane.
Tantissime voci, un’unica direzione: garantire davvero a tutte e a tutti il diritto alla mobilità, potenziare il trasporto pubblico, portarlo dove oggi arriva meno, difendere e allargare le agevolazioni come l’abbonamento Under 19 e lavorare per estenderlo anche alle studentesse e agli studenti universitari Under 26.
È stato un momento vero, partecipato, pieno di energia e responsabilità. Un confronto aperto che ci conferma che siamo sulla strada giusta. Grazie di cuore a chi è venuto, a chi ha parlato, a chi ha ascoltato. Grazie a chi, ogni giorno, mette testa, tempo e determinazione in questo percorso. Grazie a chi crede in una Roma che può e deve muoversi meglio. Andiamo avanti così. Insieme. Per una Roma che non si ferma.
A Roma arrivano 175 Attraversamenti pedonali rialzati
Quello che abbiamo raggiunto è, per me, un piccolo grande traguardo. Di quelli che, in un momento pieno di dubbi, ti riportano al perché hai scelto di fare politica e di servire la città come amministratrice o amministratore pubblico.
Con una memoria di Giunta che conclude un anno di lavoro intenso, sono stati affidati al Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici i primi 175 attraversamenti pedonali rialzati, il primo frutto concreto della delibera che porta la mia prima firma e che, insieme alle colleghe e ai colleghi dell’Assemblea Capitolina, abbiamo scelto di finanziare.
È un passo decisivo: un’idea, un impegno, un atto votato diventano finalmente cantieri reali, interventi concreti, spazio pubblico più sicuro.
Non è un numero che soddisfa tutto il fabbisogno della città, ma è l’inizio di un percorso che ci porterà a realizzarli ovunque servano.
Roma non può più permettersi di scherzare con la sicurezza stradale. Non in una città in cui ancora troppe persone perdono la vita attraversando la strada; non in una Capitale che vuole crescere, essere più giusta, più accessibile, più attenta a chi, a piedi o in bici, è più esposta o esposto.
Questi 175 attraversamenti non sono “dossi”: sono infrastrutture normate, progettate per rallentare, rendere visibili le persone, restituire sicurezza ai luoghi che abitiamo ogni giorno.
Si tratta di un provvedimento che si affianca ad altre scelte fondamentali per la sicurezza stradale: la mappatura e il trattamento dei black points, i nuovi attraversamenti pedonali luminosi, gli autovelox nelle strade più critiche, gli altri interventi di traffic calming nei Municipi.
Un insieme coerente di azioni che, messe insieme, cambiano davvero il modo in cui ci si muove in città.
Ed è anche, da sempre, uno degli interventi più richiesti dai comitati, dalle associazioni e dalle realtà territoriali che quotidianamente chiedono strade più sicure per tutte e tutti.
Quando abbiamo iniziato a lavorare alla delibera, in molte e in molti ci dissero che era impossibile, che Roma non ce l’avrebbe mai fatta. E invece oggi ci siamo: risorse stanziate, progettazione avviata, criteri uniformi per tutti i Municipi.
Questo risultato è collettivo.
È delle cittadine e dei cittadini.
È di chi ha perso qualcuno o qualcuna e ha trasformato il dolore in impegno, uno degli atti di generosità più significativi che un essere umano possa donare all’altro o all’altra.
E soprattutto è della Consulta sicurezza stradale, mobilità dolce e sostenibilità Roma Capitale, che voglio ringraziare davvero: donne e uomini che hanno lavorato con determinazione, ascolto e una visione condivisa. Confronti, sopralluoghi, critiche costruttive: è questo lavoro, fatto fianco a fianco, che ci ha permesso di arrivare fin qui.
E sì, è doveroso dire che questo traguardo porta anche e soprattutto la loro firma.
La sicurezza stradale non è un tema tecnico: è una scelta politica.
Una priorità inderogabile per una Capitale che vuole rispettare e proteggere ogni vita.
Oggi Roma fa un passo avanti.
E non è solo un passo individuale: è un passo di tutte e tutti noi.
Ecco la lista completa dei 175 A.P.R.
MUNICIPIO I
1. Via Marsilio Ficino angolo via San Tommaso d’Aquino
2. Via Del Teatro Di Marcello – Via Montanara (Incidente Mortale)
3. Piazza Gian Lorenzo Bernini, 26 – Scuola Franchetti
4. Viale Giotto 15
5. Via Galvani 6 (Scuola Cattaneo)
6. Via Tommaso Campanella angolo Via Trionfale
7. Via Giovanni Branca
8. Piazza Vittorio – Incrocio Metro Vittorio Emanuele
9. VIA Monte Oppio 34
MUNICIPIO II
10. Via Pisa angolo Via Livorno
11. Viale de Cubertin altezza fronte Auditorium
12. Lungotevere Flaminio prossimità ponte della musica
13. Viale Maresciallo Pilsudski fronte ingresso Villa Glori
14. Via Lanciani 29
15. Via Stamira (IC Fratelli Bandiera)
MUNICIPIO III
16. via Comano (scuola dell’infanzia comunale)
17. Via Seggiano 35 (Scuola Elementare J . Piaget)
18. Viale Adriatico 140 (IC Montessori)
19. Piazza P.C. Talenti, corsia da viale Jonio direzione via E. Romagnoli
20. Via Pian di Sco civico 4
21. Via Pian di Sco civico 28
22. Via Montegallo civico 19
23. Via Dello Scalo di Settebagni 45 (Scuola dell’lnfanzia Giovanni Paolo I)
24. Via Rina De Liguoro 51 (IC Bruno Munari)
25. Via Vaglia 25 (ISS Archimede-Pacinotti)
26. Via Val di Lanzo 108 Piazza Capri
27. Via di Montegallo civico 102 e 112
28. Via Conca d’Oro 206 (intersezione Via Valle Vermiglio, ingresso Parco delle Valli)
29. Via Castel Giubileo (I.C. Carlo Levi)
MUNICIPIO IV
30. Viale Marx/Piazzale Hegel altezza scuola Giovanni Falcone
31. Via Casal Bianco in corrispondenza incrocio via Colleverde – fermata autobus ID 78297
32. via Guglielmo Lozzia 72 – Nido Comunale “il Giardino degli Aranci”
33. Via Corropoli 133 – Scuola dell’infanzia “Case rosse”
34. via Valle Castellana 27/29 – Scuola primaria Nino Manfredi
35. via Fausto Gullo incrocio via Spataro
36. Via Castel Boverano altezza civico 51
37. Via Gasai Bianco 90
38. Piazza Paolo Rossi Nia P.Tuozzi (ingresso scuole)
39. Via Donato Menichella (tra garage civico 30 e Hotel Imperatori)
40. Via Donato Menichella tra edicola e ingresso supermercato
41. Via Fabriano e Via Corinaldo davanti scuola Gandhi
MUNICIPIO V
42. Via Alberto da Giussano
43. Via dei Castani altezza via dei Glicini
44. Via dei Castani altezza piazza dei Mirti
45. Via Delia altezza civico 46
46. Via De Magistris incrocio Via De Agostini
47. Via Alessandrino civico 585 o 596
48. Via Alessandrino civico 7 46
49. piazza San felice da Cantalice 8A angolo con via dei Castani
MUNICIPIO VI
50. Via Fosso dell’osa n.560
51. Via dei Giardinetti 85 – IC Martin Luther King
52. Via S. Biagio Platani, 3 -Plesso scolastico
53. Via Prataporci n.52
54. Via della Lite n. 94 (Torre Jacova)
55. Via Casale del Finocchio n. 54 (Finocchio) – I.C. Elisa Scala
56. Via P. Belon 143 (fronte scuola)
57. Via fontanile di carcaricola 17 (zona università)
58. Via della riserva nuova 261 (vicino parco)
59. Via di Tor Vergata (davanti al Carrefour)
60. via Tor Vergata 67 (davanti farmacia Ponzi e studi medici)
61. Via Ortona dei Marsi 17
62. via dell’Archeologia 139 – Istituto comprensivo Melissa Bassi
63. Largo Mengaroni civico 10 prima dei cassonetti oppure sempre largo Mengaroni dopo la curva dietro l’associazione Cubo Libro
64. Via Don Primo Mazzolari n. 183
65. Via Don Primo Mazzolari n. 89 fronte nido comunale
66. Via Modolo alt. Civico 80 (doppia carreggiata)
67. Via Capestrano alt. Civico 2
68. Via Degas 98
69. Via Degas 38
MUNICIPIO VII
70. Via Raimondo Scintu (quartiere Piscine di Torre spaccata)
71. Via Acireale 2 (scuola primaria Diaz)
72. Via Etruria (incrocio con nuova strada scolastica Via Mondovì)
73. Via Filippo Serafini (Asilo nido comunale)
74. Via Stefano Oberto (mercato Cinecittà Est)
75. Via Del Muro Linari (scuola elementare Ponte Linari)
76. Via della Stazione di ciampino ingresso ASL-CSAP
77. Via Selinunte-Via del Quadraro presso Scuola Salvo D’acquisto
78. Via Antonio Ciamarra (in particolare all’altezza civico 38 dove c’è la fermata del bus e il giornalaio)
79. Via Marco Fulvio Nobiliare – Via Tarquinio Collatino (scuola Piaget Diaz)
80. Via Alessandro della seta, 40 (chiesa)
81. Via Campo Farnia, 11 O
82. Via Circonvallazione Appia 126
83. Viale Antonio Ciamarra, 129
84. Via Biagio Petrocelli, 156
85. Viale Antonio Ciamarra altezza 43 (dopo pizza fantasy)
86. via Giuseppe Salvioli 20 – scuola secondaria di primo grado Italo Svevo
87. Via Massimo Severo Giannini
88. Largo Riccardo Monaco/Largo Andrea Berardi
89. Via di Torre Spaccata altezza Largo dei Caduti di El Alamein
90. Via del Quadraro civico 32
91. Via Di Capannelle 102
92. Via Settemetri incrocio Torre di Morena
93. via Petrocelli incrocio via Capograssi
94. via Schiavonetti fronte parrocchia S. Mario
MUNICIPIO VIII
95. Via Ferruzzi incrocio via di Fonte Meravigliosa (chiesa)
96. via Pellegrino Matteucci (fronte parco)
97. via del Serafico incrocio via padre lais (scuola)
98. Via Pincherle fronte scuola Livio Tempesta
99. via dell’Arcadia incrocio via delle Accademie, via dell’Accademia Peloritana presso i campi sportivi
100. Via Giuseppe Berto 160-178, ingresso scuola primaria (elementare) e ingresso scuola secondaria di primo grado (media)
101. Via Antonino Pio 84 ingresso scuola primaria (elementare) Malaspina
102. Scuola primaria Biagi -D’ Antona, I.C. “Dalla Chiesa, ingresso scuola via di Grotta Perfetta 615
103. Piazza Damiano Sauli 1, ingresso scuola primaria Cesare Battisti
104. Via Alessandra Macinghi Strozzi, altezza Largo delle Sette Chiese, scuola secondaria di primo grado
105. Via Erminio Spalla (di fronte all’edicola) – ambo i lati
106. Via Lilia (davanti “Stile Osteria”, dove arriva la scalinata della metropolitana) – ambo i lati
107. Via del Porto Fluviale all’altezza dell’intersezione con Riva Ostiense
108. Via di Vigna Murata all’altezza di via Grotte D’Arcaccia (accesso a complesso scolastico)
109. Via Antonio Pio
110. Via Baldovinetti 65
111. Via Andrea di Buonaiuto 16 (fronte scuola Montezzemolo)
112. Via Duccio di Buoninsegna 50
MUNICIPIO IX
113. Via Moravia 280
114. Via Pio Emanuelli fra i civici 33 e 45
115. Via Alfredo Capelli SNC (nei pressi della nuova struttura)
116. Via Kobler incrocio via Mead
117. Viale dei caduti nella guerra di liberazione incrocio via Renzini (via Renzini è sede di quattro scuole)
118. Viale Ignazio SiIone 100 (sede ASL Consultorio • sede municipio)
119. Viale Camilla Sabatini • IC RICCI • centro anziani • parco
120. Via Frignani 97
121. via Fiume Giallo 390 (Torrino sud) davanti all’asilo nido Papero Giallo
122. Via Millevoi 800, Scuola dell’infanzia e primaria
123. Via Cesare Pavese altezza Largo Dino Buzzati (dove ci sono tre plessi scolastici e sul lato opposto la parrocchia dello Spirito Santo alla Ferratella) ambo i lati.
124. Via Govoni tratto tra Campanile e Cesare Pavese
MUNICIPIO X
125. Via Giuseppe Micali, 193
126. Via Passeroni (entrata osp. GB Grassi)
127. Via Domenico Baffigo (incrocio Via del Sommergibile)
128. Viale di Castel Porziano (incrocio Via F. Cilea-Via Torcegno)
129. Via di Acilia (incrocio Via G. Usellini)
130. Via dei Promontori (pressi Chieda S.M. Stella Maris)
131. Via delle Saline
132. Via dei Romagnoli altezza piazza Gregoriopoli
133. Via Isole Salomone incrocio via delle Molucche che diventa via delle Caroline
134. via delle Molucche, incrocio via Caroline/via Salomone
135. Via Macchia di Saponara incrocio via Archilao da Mileto/ incrocio via Aristonico di Alessandria (Casal Palocco • incidente mortale)
136. Via Luigi Pernier (altezza Totti Soccer School)
137. Via Giovanni Battista Bettero altezza Istituto Comprensivo IC Mar Dei Caraibi
138. Via di Prato Cornelio tra via Ugo Bernasconi e via Francesco Sartorelli
139. Via di Saponara altezza via Francesco Saverio Altamura
MUNICIPIO XI
140. Via Mazzacurati fronte Parrocchia S.Paolo della Croce
141. Via Monte Cucco 131
142. Via Generale Gaetano Arturo Crocco 55
143. Via Greve (IC Onofri e scuola materna)
144. Via Benucci 39 (asilo nido)
MUNICIPIO XII
145. Via di Monteverde angolo Rosa Govona
146. Viale dei Quattro Venti 267
147. Via di san Pancrazio (ingresso villa Pamphili) angolo via piazza San Pancrazio
148. Via Aurelia Antica 183
149. Via Vitellia (angolo Donna Olimpia-accesso Villa)
150. Via del Casaletto 8 (altezza nido pubblico “Cocco e Drilli”, subito dopo incrocio con via Affogalasino)
151. Via Portuense altezza civico 45
152. Via Portuense altezza civico 82
153. IC Piazza Forlanini via di Valtellina 50
154. Via dei Brusati altezza civico 66
155. Viale di villa Pamphili 2 – scuola Divino Amore
MUNICIPIO XIII
156. Via Gaetano Mazzoni 85 (Centro Polifunzionale- Ex Fabbrica Campari)
157. Via Gregorio Xl int. Via Giorgio del Vecchio (scuola)
158. Via Santa Seconda civico 21 (asilo nido)
159. Via Suor Maria Agostina – Via Serravalle Scriva
160. Vicolo di Casalotti 3
161. Via Pietro Ubaldo Angeletti
MUNICIPIO XIV
162. Via del Podere Fiume -Via Valle dei Fontanili
163. Via dell’Acquedotto del Peschiera
164. Via Prisciano 1
165. Via Proba Petronia 13 (attraversamento ciclopedonale)
MUNICIPIO XV
166. Via di Grottarossa (altezza ufficio postale)
167. Via della Giustiniana 79 (percorso di accesso I.C. Karol Wojityla)
168. Viale Galvano della Volpi (intersezione Piano di zona)
169. Via Gemona del Friuli (altezza scuola IC Fontana)
170. Via della Stazione di Cesano 532 (altezza fermata TPL 76093 – Stazione Cesano-Ponte Trave – percorso per IC Enzo Biagi)
171. Via Flaminia altezza civico 627
172. via Anguillarese 250 Entrata scuola Osteria Nuova
173. Via di Baccanello 333 intersezione via Orrea
174. Via della Giustiniana 79 (percorso di accesso I.C. Karol Wojityla)
175. Via della Farnesina (intersezione via Ettore Mambretti, ingresso nido comunale Farnesina)
Una costa da tutelare, non da cedere. No al porto crocieristico di Fiumicino.
Sono nato a Ostia e oggi la mia famiglia vive a Isola Sacra. Questo territorio non lo conosco per sentito dire, lo vivo da sempre. Ed è per questo che faccio fatica a condividere l’entusiasmo di chi vede nell’approvazione della VIA per il porto crocieristico una pagina di progresso. Qui sul litorale l’atmosfera è un’altra. Chi il mare lo attraversa ogni giorno sa perfettamente che questo progetto non nasce per la comunità, ma per logiche che con la vita quotidiana del territorio hanno poco o nulla a che vedere.
Da vent’anni sentiamo sempre lo stesso racconto: crescita, investimenti, lavoro. Un racconto che conosciamo bene, perché ci è già stato venduto — anche qui a Ostia — quando qualcuno parlava addirittura di raddoppiare il porto turistico promettendo miracoli. È bastato poco per capire che quelle promesse non avevano radici nella realtà: l’unico risultato è stato un territorio ferito, sfibrato, costretto a convivere con le conseguenze di scelte calate dall’alto. La storia, almeno, ci insegna una lezione: diffidare delle scorciatoie narrative.
E basta davvero poco per riconoscere lo schema che torna. Un’infrastruttura totalmente privata, consegnata per decenni a un soggetto internazionale, sottratta di fatto al controllo pubblico. Una promessa occupazionale che alla fine si traduce in stagionalità e precarietà. Un impatto evidente su viabilità, qualità dell’aria e fruibilità del mare. Un altro pezzo di costa che rischia di diventare spazio chiuso, regolato da logiche che nulla hanno a che vedere con le esigenze di chi qui ci vive.
Tutto questo avviene proprio mentre avremmo bisogno dell’esatto contrario: investimenti pubblici, tutela ambientale, opere leggere, infrastrutture utili alla comunità e non a chi vuole solo sfruttarla. È qui che il progetto del porto mostra tutta la sua debolezza. Non è solo una scelta sbagliata: è una scelta sbagliata nel momento sbagliato, incastrata dentro un modello che guarda altrove e ignora ciò che invece dovrebbe essere al centro: la qualità della vita delle persone.
Le piazze delle ultime settimane lo dimostrano. Non c’è ideologia nello stare dalla parte del mare: c’è esperienza, memoria, consapevolezza. La consapevolezza di quanto sia fragile questa costa e di quanto poco margine abbiamo per sbagliare ancora. Difenderla non è un gesto di opposizione, è un gesto di responsabilità. Verso chi ci vive oggi e verso chi verrà domani.
Per questo continuerò a dirlo con chiarezza: il futuro del litorale non può essere affidato a una concessione privata deregolamentata e senza regia pubblica. Deve essere costruito dentro una visione pubblica, trasparente, capace di tenere insieme sviluppo, lavoro, tutela e identità dei luoghi. Il mare non può diventare il prezzo da pagare per scelte che non ci rappresentano. Il mare è il punto da cui ripartire, non quello da sacrificare.
E questa non è una battaglia di principio. È una battaglia di buon senso. E continuerò a combatterla.