Alex Pretti, 37 anni, infermiere. L’ultima vittima dell’ICE: le “milizie” di Trump
A Minneapolis, in pieno giorno, Alex Pretti è stato ucciso dagli agenti dell’ICE, le milizie anti-immigrazione di Trump.
Alex era un infermiere, un cittadino americano, ed era sceso in strada come tanti altri per proteggere il proprio quartiere dai rastrellamenti della polizia anti-immigrazione.
I video verificati, che trovate in questo post, raccontano una verità chiara: Alex non era armato. In mano aveva un telefono, con cui stava documentando gli abusi. Dopo aver aiutato una donna spintonata a terra da un agente, è stato attaccato, colpito con spray al peperoncino, buttato a terra, immobilizzato e ucciso.
Dieci colpi di pistola contro un uomo disarmato.
Questa non è sicurezza.
È violenza di Stato.
La scia di crimini delle cosiddette forze anti-immigrazione, incoraggiate dalle politiche razziste e intimidatorie di Donald Trump, sta creando negli Stati Uniti un clima insostenibile, quasi da guerra civile. Chi protesta, chi difende i diritti, chi prova a opporsi a un sistema ingiusto viene represso, criminalizzato, ucciso.
E mentre i video smentiscono i fatti, c’è chi mente apertamente. La Segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, ha dichiarato che Alex fosse armato e pronto a sparare. Una versione falsa, smentita dalle immagini e dal buonsenso.
Fa ancora più male sapere che il governo italiano con le parole di Giorgia Meloni, ha scelto di essere alleato di questa deriva, arrivando persino a celebrare Trump come uomo di pace, auspicando di poterlo candidare al Premio Nobel.
Noi speriamo di no.
La storia giudicherà la crudeltà, l’inadeguatezza e l’ipocrisia di chi giustifica tutto questo.
Intanto il presente parla chiaro: le strade piene di persone che protestano negli Stati Uniti e nel mondo dimostrano che la dignità, i diritti e la libertà non si arrestano, non si intimidiscono, non si uccidono.
Alex Pretti non era un criminale.
Era una persona che difendeva altre persone.
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