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Lo sgombero del palazzo di Casapound

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Lo sgombero del palazzo di Casapound

La richiesta di sgombero di Casapound fu il mio primo atto come Consigliere capitolino. Ieri, la Sindaca Raggi ha annunciato lo sgombero di Casapound dal palazzo di Via Napoleone III. […]
Luglio 29, 2021 0 Comments by Carlotta in News

La richiesta di sgombero di Casapound fu il mio primo atto come Consigliere capitolino.

Ieri, la Sindaca Raggi ha annunciato lo sgombero di Casapound dal palazzo di Via Napoleone III. Bene. Molto bene. Non posso che essere contento, vigilare che alle parole seguano presto i fatti e che questo sgombero non venga usato per dare avvio a una nuova stagione di sgomberi indiscriminati (perché no, le occupazioni non sono tutte uguali).

La richiesta di sgombero di Casapound fu il mio primo atto protocollato nel 2018 da consigliere comunale, discusso nel gennaio del 2019 in assemblea capitolina. Una mozione che impegnava la Sindaca a procedere, di cui ero primo firmatario e che fu approvata all’unanimità dopo una complicata trattativa col M5S che, inizialmente, non voleva votare l’atto. Un gesto che serviva a ribadire un principio in cui credo profondamente: l’antifascismo è un valore fondante di questa città.

Quell’iniziativa mi è costata molto sul piano personale. Alcuni dirigenti di Casapound minacciarono querele, che poi ovviamente non arrivarono, perché sarebbero state infondate. Ma non solo. Subii insulti, cori ai sit-in di protesta del tenore di “Zannola lurido verme”, minacce. Il tutto mentre l’amministrazione capitolina faceva scorrere il tempo senza intervenire, probabilmente per non “disturbare” l’allora Ministro dell’Interno Salvini e l’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega a livello nazionale. Anche Tria (Ministro dell’Economia) e Bussetti (Ministro dell’Istruzione), a cui scrissi, mi dissero che quello sgombero non era una priorità.

Nonostante gli attacchi e le difficoltà, però, ripresenterei quella mozione altre mille volte, perché continuo a credere che quel palazzo debba smettere di essere un luogo dove si propagandano odio e discriminazione e debba, invece, essere restituito ai cittadini, attraverso un processo partecipativo così come la mozione stessa chiedeva alla sindaca. Laddove oggi c’è un covo di fascisti, domani può e deve esserci uno spazio vitale al servizio di Roma e dei romani.

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