Basta femminicidi, serve un cambiamento culturale
Martina Carbonaro aveva 14 anni. Fernanda Di Nuzzo ne aveva 61.
Due donne, due generazioni diverse, due vite spezzate dalla violenza di uomini che dicevano di amarle.
Davanti a tragedie come queste, non servono più editoriali o servizi in TV per capire quanto è grave l’emergenza che stiamo vivendo nei rapporti affettivi.
Serve una risposta chiara, concreta, immediata: educare all’affettività, fin da piccoli.
La violenza non ha età, non ha classe sociale, non ha confini geografici. È ovunque. E ha un nome preciso: patriarcato.
Non bastano più le condanne pubbliche, le promesse di inasprire le pene. È necessario un cambiamento culturale profondo.
Dobbiamo insegnare, ogni giorno, che l’amore non è possesso. Che un “no” si accetta. Si rispetta.
E che anche controllare il telefono, fare pressioni, umiliare, fare battute sessiste è già violenza. È controllo. È cultura del dominio.
Mi vergogno profondamente per le parole di un Ministro della Repubblica che, davanti a questa emergenza, ha suggerito alle donne di rifugiarsi in chiesa o in farmacia.
Non sono le donne a dover cercare un posto sicuro. Siamo noi uomini – e mi rivolgo prima di tutto a noi – a dover cambiare.
Facciamo in modo che la violenza, soprattutto quella quotidiana, silenziosa, venga riconosciuta e fermata.
E che nessuna donna debba sentirsi in pericolo solo per aver amato, lasciato o detto “no”.
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